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Carlo Borromeo e Garage Italia Customs: “Stiamo creando un brand!”

Mettere la propria automobile nelle mani sapienti degli artigiani di Garage Italia Customs significa ritrovarla dopo qualche giorno completamente trasformata. Significa conferirle un’anima nuova, una personalità che diviene unica e che rispecchia al 100% l’essenza del suo proprietario. Fare tailor-made sulla propria Ferrari è una scelta che potrebbe richiedere del tempo, ma una volta presa la decisione nessuno ci torna sopra. A dirigere l’attività dell’azienda, nata da un’idea di Lapo Elkann, è Carlo Borromeo, direttore creativo del Centro Stile di Garage Italia Customs.

Il principio su cui si basa tutto il concetto è creare un’auto che rispecchi il modo di essere del proprietario: basta andare sul sito web dell’azienda per rendersene conto. Ed è proprio Carlo Borromeo che ci racconta come si è sviluppata nel tempo l’idea di Garage Italia Customs!

Garage Italia Customs: un’iniziativa di successo. Come nasce l’idea?

L’idea nasce da una fortunata intuizione di Lapo, che della personalizzazione ha fatto una sua bandiera fin da tempi non sospetti. L’intuizione si è poi concretizzata in quello che è il servizio Tailor Made di Ferrari, che abbiamo contribuito a creare qualche anno fa e che continua a funzionare molto bene. Forti di quell’esperienza ci siamo resi conto che c’era una nicchia di mercato inesplorata, soprattutto in Italia e da Italiani.

Recentemente avete inaugurato la nuova sede milanese, restaurando una delle stazioni di servizio storiche di Milano. Perché questa scelta?

Le ragioni sono molteplici. Innanzi tutto Garage Italia è fondata su un’antica tradizione Milanese – la carrozzeria – un’eccellenza che trova le sue origini nella produzione di carrozze nel 700 e di cui siamo stati leader mondiali fino al dopoguerra. Purtroppo avevamo quasi perso le nostre capacità artigianali e produttive in seguito ad un cocktail micidiale di coincidenze sfortunate come la crisi dei centri stile indipendenti, la crisi del ‘72, l’incremento degli investimenti, la deriva modaiola milanese e così via. In secondo luogo Milano rappresenta tuttora il punto d’incontro tra tre culture: quella automobilistica, quella della moda e quella del mobile. Garage Italia Customs, per i servizi che offre, si posizione esattamente nel punto d’incontro di questi mondi, servendosi dell’indotto generato da tutte e tre le industrie. In poche parole, quello che riusciamo a fare qui non riusciremmo a farlo in nessun altro luogo. Milano è una città di mezzo, tra la motor valley modenese e la Svizzera, tra Brescia e Torino, tra il nord e il sud d’Europa, tra Montecarlo e Monaco di Baviera.
Infine c’è una componente indubbiamente nostalgica legata all’architettura dell’edificio e al contesto in cui era stato eretto: Mattei, l’Eni, la ricostruzione e l’ottimismo di quegli anni sono parte integrante della nostra cultura e soprattutto della nostra attitudine.

A quale tipo di clientela vi rivolgete?

A tutti. Indubbiamente il nostro è un servizio non essenziale, ma facciamo il possibile per renderlo più accessibile. Noi stiamo creando un brand e per farlo in maniera efficace dobbiamo creare prima una cultura e quindi un mercato. Una cultura non si crea partendo da un’élite, bisogna coinvolgere tutti con soluzioni adatte ai mezzi dei singoli.

Cosa c’è di Lapo Elkann in questa iniziativa?

Tutto. Il garage è una naturale estensione della personalità e dei valori di Lapo.

Le auto sono una passione per molti, ma cosa rappresentano per Lei?

Per me rappresentano prima di tutto libertà, indipendenza, ingegno e passione, che poi sono i miei valori preferiti anche nella vita.

Perché si sceglie di customizzare una vettura, spesso costosissima?

Perché alcuni di noi hanno un bisogno fondamentale di esprimere la propria personalità attraverso gli oggetti che ci circondano. Il mercato offre tante alternative ma alla fine vince l’omologazione, il desiderio di appartenenza è una delle caratteristiche principali degli esseri umani. Quindi la massa va in una direzione, mentre una minoranza andrà sempre in quella opposta. Il nostro scopo è fornire un servizio a questa minoranza, che su scala globale è considerevole.

Qual è il processo dal momento in cui entra da voi un cliente fin quando non gli viene riconsegnata l’auto?

Il processo tailor made non è codificato proprio per la sua natura. Così come il risultato, anche il processo è completamente basato sui gusti e le necessità del cliente. In genere si inizia con una chiacchierata informale per definire gli obiettivi di progetto e si prosegue con l’elaborazione di alcune proposte da parte del nostro centro stile. Le proposte vengono quindi revisionate dal cliente e rifinite fino ad incontrare il suo consenso. Nel frattempo iniziamo a selezionare e proporre colori, materiali e finiture con campioni fisici. Il processo può durare un pomeriggio come qualche mese, a seconda della complessità dell’operazione e del desiderio del cliente. Una volta congelato lo stile si passa alla produzione, in genere ci impegniamo a consegnare in un mese, ma anche qui tutto varia a seconda delle singole situazioni. Stiamo ancora elaborando a pieno alcuni momenti cruciali del processo come il primo incontro e la consegna, si tratta di cerimonie importanti che vanno caricate del giusto valore simbolico per far apprezzare appieno lo sforzo e la qualità del servizio.

Lei è un maestro di stile, la sua auto deve rispecchiare il suo modo di essere?

Personalmente prediligo la personalità su tutto, il che mi spinge ad avere sempre auto poco pratiche ma emotivamente stimolanti. In città giro a piedi o in bici, per il resto ho una Delta integrale che mi fa sorridere ogni volta che l’accendo e un Defender che sto ancora cercando di capire perché ho comprato.

Business e passione: un binomio inscindibile per Lei?

Più che un binomio inscindibile, uno dei più grandi lussi che una persona si possa concedere. Non è necessariamente una buona idea in termini di business, ma il cuore vuole la sua parte e ho la fortuna di potermelo concedere.

Sono i nuovi mercati il vostro obiettivo?

L’abbiamo chiamato Garage Italia Customs proprio per andare all’estero con una forte personalità. Il successo a lungo termine di quest’impresa è lì, non ci sono dubbi. Detto questo senza una forte matrice culturale non si va da nessuna parte, quindi la priorità per il futuro più immediato è qui a Milano, come dimostrato dagli investimenti che stiamo affrontando.

L’Italia come recepisce il vostro lavoro?

Meglio di come mi sarei aspettato sinceramente. Nonostante la crisi esiga spesso toni sobri, credo la gente abbia voglia e in qualche maniera anche bisogno di distrazioni. Al momento stampa, industria e pubblico hanno reagito con grandissimo entusiasmo al nostro progetto il che ci riempie di gioia e anche di timido ottimismo, ciò detto la strada è lunga e le mode passano in fretta. Bisogna rimboccarsi le maniche e andare avanti con energia.

Ci può anticipare qualche progetto clamoroso al quale state lavorando?

Ci sarà qualche novità sul progetto Star Wars, un bel progetto per il Salone di Ginevra e poi stiamo preparando qualcosa di veramente spettacolare per il prossimo autunno. Al momento non posso aggiungere altro ma sarà il nostro capolavoro e la nostra testa di ponte per esportare lo stile italiano negli Stati Uniti.

 

Intervista tratta da Uomo&Manager di Dicembre 2015

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  1. […] vetture che possono essere considerate dei pezzi unici, sono in continuo aumento ed il successo di un brand come Garage Italia Customs che può contare sui migliori artigiani specializzati, i Maestros, con abilità uniche e di […]

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