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Paolo Bruttini: “L’impresa 2.0…”

“Coaching: come trasformare individui e organizzazioni” è il titolo del nuovo libro curato da Paolo Bruttini e Barbara Senerchia di Forma del Tempo. Un libro che parla di aziende e professionisti di nuovi metodi di interfacciarsi e sociologia. Ma parla soprattutto di business, quello che nasce come conseguenza di strategie e metodologie di lavoro valide. Noi abbiamo intervista uno degli autori, Paolo Bruttini, al quale abbiamo chiesto lumi sulle nuove tendenze ed i contenuti riportati nel libro.

  • Da dove nasce l’idea per il Vs libro?

Il mio lavoro è iniziato nell’anno 2009. Dopo aver pubblicato un importante libro sulla leadership mi sono dedicato ad un tema emergente in quegli anni ovvero la wikinomics, l’impresa 2.0. Si tratta delle dinamiche collaborative emergenti dal web 2.0 e che entrano in azienda attraverso delle modalità relazionali nuove per lo più collegate alle nuove piattaforme. Nel libro precedente Città dei capi ci siamo occupati della leadership nelle imprese open. In questo libro entriamo ancora più in profondità e cerchiamo di rispondere alla domanda: come si fa diventare un’impresa Open?

  • Quali sono i temi cardine?

Lo scopo di questa ricerca è capire sempre meglio come far diventare un’impresa come un organismo vivente. Un sistema vive e si sviluppa se è in grado di adattarsi al mondo esterno e portare all’efficienza i processi interni. In definitiva ciò è possibile se l’impresa ha un’elevata capacità di apprendimento. Molte concezioni vanno in questa direzione dal pensiero sistemico di Senge alla Lean. Oggi possiamo dire che con le piattaforme digitali, l’impresa vivente è sempre più una realtà.

  • Che tipo di risposta state avendo dalle aziende e quale dai professionisti?

C’è interesse, stupore e qualche ansia. Molti ci chiedono di approfondire, ma soprattutto vogliono vedere casi concreti.

  • Che cosa è la Openess?

L’ultima ricerca su undici case history e 5 interviste a opinion leader ha messo a fuoco 5 elementi decisivi:

• L’etica e la trasparenza come fattori che innescano la fiducia e quindi l’ingaggio delle persone.

• Le relazioni tra colleghi pensate all’insegna del rapporto tipico della rete ovvero il peer to peer dando cittadinanza al contributo di tutti dall’operaio al più giovane dei ragazzi neo inseriti.

• La passione individuale va valorizzata ed amplificata. Il successo è possibile se le persone sono messe nelle condizione di esprimere il meglio di sé. Chiedete alle persone cosa le appassiona e mettetele nelle condizioni di fare qualcosa di simile.

• Mantenere l’azienda liquida attraverso una oscillazione tra il pensare le possibilità e sperimentarle sul campo. Con un percorso anche inverso che cerca nuove possibilità se la realtà non ci soddisfa.

• Infine agendo una leadership diversa: open appunto.

  • Cosa dovrebbe essere un leader aziendale al giorno d’oggi?

Non deve dimenticare di dare una visione e indicare i confini all’interno dei quali muoversi. Al tempo stesso però tirarsi da parte per favorire l’autoorganizzaizone dei collaboratori. Il leader deve occuparsi di connettere le comunità tra loro: l’impresa è competitiva se produce apprendimento dall’esperienza, perciò bisogna superare i silos.

  • Come dovrebbero interfacciarsi con lui/lei i subordinati?

I subordinati devono prendere iniziative un po’ più spesso, essere proattivi, per prevedere, anticipare il cambiamento. Si è spesso parlato dell’avvento di comportamenti imprenditoriali in azienda. I manager dovranno imparare a non farsi prendere dall’ansia del controllo. Anche se un secolo di scuole manageriali hanno alimentato l’opinione che il controllo è tutto, dovranno mettere in discussione questo concetto. Perdere un po’ il controllo e lasciare spazi spresidiati, indicare che questo dà delle possibilità a nuovi leader e facilita l’ingaggio delle persone. Non è proprio ciò di cui abbiamo bisogno?

  • Aziende e dipendenti 2.0: come descriverebbe questo rapporto?

Siamo passati dall’organize all’organizing. L’azienda è una costruzione sociale di soggetti che collaborano nel costruire significati. Non è più un prezioso meccanismo studiato a tavolino. Se è vero questo allora è determinante che ci sia riconoscimento. I colleghi si riconoscono, danno valore ai loro saperi, reciprocamente. E l’azienda cosa fa? Oggi noi stiamo aiutando le aziende a ripensarsi. A diventare open in un mondo che è profondamente cambiato.

 

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