Problemi, il nutrimento della nostra vita

Tutto passa. A tutto c’è rimedio. Quello che non uccide fortifica. Quante volte nell’arco della nostra vita ci siamo sentiti ripetere nelle orecchie queste frasi, che contengono tutte un fondo di verità, ma che in certi frangenti rifiutiamo di accogliere. Problemi, tutti ce li hanno, ciascuno li affronta a modo suo. Se proviamo a guardarci indietro, ripercorrendo le tappe fondamentali della nostra vita, penso che difficilmente qualcuno di noi possa dire di non aver mai dovuto far fronte ad una situazione difficile, che al momento in cui si è presentata appariva alla nostra percezione irrisolvibile. Ma come si tratta un problema?

Ci sono quelli che, ahinoi, non hanno soluzione e molto spesso non sono legati ad una nostra mancanza, disattenzione, ma unicamente al fato, che ci invia segnali precisi quando evidentemente abbiamo bisogno di cambiare in qualche modo la nostra rotta. Sono i più brutti da affrontare, poiché per farlo bisogna guardarli in faccia accettandoli come insegnamento, come proposte di rinnovamento, come volontà divina (per chi è credente). L’accettazione in questi casi è la keyword che permette di andare avanti e continuare sul proprio percorso.

Poi ci sono i problemi di tutti i giorni, quelli che costellano il nostro personale universo e sono dovuti a svariate circostanze. “Non c’è un uomo su questa Terra, che porti con sé un fardello che non sia in grado di sopportare”: questo diceva Will Smith ad un demoralizzatissimo Matt Demon nel film ‘La Leggenda di Bagger Vance’. In poche parole, le problematiche che ci si pongono di fronte, sono ostacoli che servono a rinforzarci. Un po’ come fanno gli atleti ai quali durante una preparazione fisica per un evento vengono posti step di crescita nei ritmi, nella forza, nella resistenza. A noi che invece ci confrontiamo con altri generi di attività, i problemi arrivano sotto forma di ostacoli che molto spesso non riusciamo ad evitare. Arrivano nel momento migliore, quello in cui “sembra” (non a caso messo tra virgolette), che tutto stia andando benissimo: ci obbligano a rallentare, riflettere e proprio mentre cerchiamo in tutti i modi di aggirare l’ostacolo, ci rendiamo conto che abbiamo solo due soluzioni: cambiare strada o cercare di saltarlo. In entrambi i casi sono i nostri sensi a guidarci verso quella che riteniamo sia la scelta più azzeccata. E se risultasse errata? Beh, ci troveremmo di fronte ad un nuovo gigantesco problema, che ci obbligherebbe ad una nuova riflessione. Non ci sono scorciatoie nella vita: si piange e si ride più o meno nella medesima quantità temporale.

I problemi sono il naturale nutrimento della nostra crescita e, pian piano, avvicinandoci all’età della ragione (che non sono certo i 30,40 o 50 anni) ci sembreranno solo minuscoli puntini di un gioco enigmistico che ci hanno portato a disegnare il quadro della nostra esistenza. E la soddisfazione più grande sarà notare come, per passare dal punto 1 al punto 100, abbiamo unito altri 98 punti, nel giusto ordine, senza saltarne nessuno, per dar senso al nostro disegno. Non dobbiamo aver paura di tracciare una linea lunga se tra il punto 44 ed il 45 c’è molto spazio, perché quello è il nostro percorso. E vi sconsiglio di guardare in casa altrui, anche se vi sembra che la distanza fra i loro punti 44 e 45 sia infinitamente più corta, provate ad osservare cosa hanno fatto prima o cosa li aspetta dopo: io non cambierei mai i miei problemi con quelli di un’altra persona, perché dei miei conosco ogni segreto e probabilmente troverò le giuste soluzioni. Quelli degli altri… beh… lascio a loro trovare il senso. Bagger Vence docet.

 

Tratto da Uomo&Manager di Marzo 2016

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