Angelo Deiana: “Il PIL del Sud fa spavento”

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Abbiamo di fronte un anno che potrebbe essere migliore dei precedenti anche se le determinanti sono prevalentemente esogene. Le abbiamo già viste: BCE, quindi tassi e cambio, più il regalo degli sceicchi, il petrolio. Ma quello che conterà sarà restare aggrappati alla ripresa spingendo per far uscire dalla crisi alcuni settori e territori del Paese che sono sull’orlo dell’abisso come il Mezzogiorno che rappresenta il 25% del PIL ed il 40% della popolazione del Paese.

Gli ultimi dati Istat sono terribili: il Sud ha un PIL pro capite di 17,2mila euro mentre il Centro-Nord ha un PIL pro capite di 31,7mila euro. Il valore registrato nel Mezzogiorno è quindi inferiore del 45,8% rispetto a quello del Centro-Nord. I trasferimenti pubblici compensano in parte questa enorme differenza, ma alla fine la differenza si può osservare tutta nei consumi delle famiglie va dai 18.300 euro del Centro-Nord ai 12.500 del Mezzogiorno.

Anche il rapporto Svimez dice chiaramente che al Sud non ci sono posti di lavoro e, di conseguenza, la popolazione si impoverisce e si fanno sempre meno figli. I dati sono terribili: le famiglie povere del Meridione sono aumentate del 40% nel 2014. Nel 2013 il numero dei morti ha superato quello dei nati e 116mila persone hanno lasciato il Sud. Per non parlare dei consumi delle famiglie, scesi di quasi il 13% dal 2008 in poi. Ma c’è di più. Tra il 2008 e il 2013, delle 985 mila persone che in Italia hanno perso il lavoro, oltre la metà (583mila) è residente nel Sud. Ecco perché la crisi ha colpito soprattutto le regioni meridionali dove, pur essendo presente appena il 26% degli occupati italiani, si concentra il 60% delle perdite di impiego.

Come diceva Napoleone:  non datemi un bravo generale, trovatemene uno fortunato. Ma lo deve essere tanto per rilanciare anche il Sud senza una visione e una politica specifica.

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