Barometro Edenred-Ipsos: come la pensano i Millennials sul lavoro?

I cosiddetti Millennials la pensano i modo differente rispetto ai propri colleghi più anziani?L’undicesima edizione del Barometro Edenred-Ipsos 2016, condotta in 15 Paesi, dimostra come il comportamento e le aspettative dei dipendenti più giovani siano rimasti pressoché costanti nonostante le convinzioni contrarie che si sono diffuse. Più motivati dei loro colleghi anziani, ne condividono tutto sommato il giudizio circa gli attributi ideali di un’azienda.

Con il 26% dei Millennials che afferma che la propria motivazione sul lavoro è in crescita rispetto al 15% dei dipendenti con più di 30 anni di età, la Generazione Y dimostra un impegno verso il lavoro maggiore rispetto a quello dei colleghi più anziani. Le persone appartenenti a questa generazione hanno anche più fiducia nella propria carriera futura all’interno dell’azienda attuale (26% “molto fiducioso”) che non i colleghi più maturi (18%). Tuttavia, contrariamente all’opinione diffusa, i dipendenti più giovani erano più motivati dei loro colleghi più anziani anche dieci anni fa (27% contro il 19% tra le due generazioni32).

Sono così diversi i Millennials quando si tratta del loro rapporto con il management? I dipendenti intervistati per il Barometro Edenred-Ipsos sul Benessere sul Lavoro rivelano aspettative decisamente simili: onestà (stessa percentuale del 62% per gli under 30 e gli over 30), correttezza (61% per i Millennials e 62% per gli altri dipendenti) e capacità di rispettare gli impegni presi (59% e 58%) sono le qualità ritenute prioritarie in un manager. Da notare, rispetto agli over 30, una più forte sensazione di rispetto da parte del management (35% contro 28%).

Ma cosa si aspettano i Millenials dai propri capi e dai propri datori di lavoro?  Come per tutti i dipendenti, le priorità si concentrano nell’ambito dello sviluppo individuale e professionale. Alla richiesta relativa alla propria azienda ideale, tutti vorrebbero soprattutto veder riconosciuti i propri sforzi ed essere lasciati liberi di svilupparsi. Tanto che il riconoscimento dell’impegno profuso è al primo posto (57% dei Millennials e 62% dei dipendenti over 30), seguito dalle opportunità di sviluppo (38% e 34% rispettivamente). L’importanza delle condizioni di lavoro è la metà rispetto al riconoscimento dell’impegno; all’ultimo posto il desiderio di un’organizzazione meno gerarchica.

Per gli under 30, le principali sfide affrontate dalle aziende riguardano la gestione del talento (la fidelizzazione è indicata dal 32%, il recruiting dal 29%), l’attenzione dedicata al lato umano (rispetto per una vita equilibrata: 28%; rischi psicosociali: 27%) o la gestione del cambiamento (27%) sono aspetti citati in proporzioni simili a quelle dei colleghi più anziani. Tuttavia un trattamento speciale per i Millennials non sembra rappresentare una priorità per questa generazione: il management intergenerazionale viene indicato all’ultimo posto con il 15%.

Un altro fraintendimento verificato: l’importanza assegnata alla vita privata come elemento specifico dei più giovani. I Millennials intervistati considerano l’equilibrio tra vita personale e vita professionale come una delle loro maggiori preoccupazioni (28%), in modo simile ai loro colleghi più anziani (29%), ma pongono maggiore enfasi sulle sfide relative alle nuove tecnologie e alla “connessione permanente”.

I lavoratori più giovani, infatti, non si differenziano dagli altri per passione (Millennials 15%; altri 13%) e motivazione (Millennials 14%; altri 11%) e come i colleghi più grandi ripongono grande attenzione alle opportunità di crescita (Millennials 44%; altri 39%), a discapito dello sviluppo delle competenze e delle iniziative individuali.

Secondo loro l’azienda ideale è quella che pensa innanzitutto alle opportunità di crescita dei suoi dipendenti e, in seconda battuta, allo sviluppo delle capacità dei singoli. Ma ciò che sorprende è che la maggior parte dei Millennials e dei colleghi più grandi concordino sul fatto che le organizzazioni, in futuro, non debbano avere una struttura meno gerarchica: solo l’8% dei più giovani, infatti, si esprime a favore di un cambiamento, il 7% per i dipendenti più anziani.

Under e over 30 mostrano anche lo stesso livello di malcontento per la propria situazione professionale. Poco più di un terzo sia dei Millennials che dei colleghi più anziani ritiene che l’azienda presso cui lavora sia in grado di appagare le proprie ambizioni e desideri.

Gli italiani, infine, sono tra coloro che registrano le percentuali più basse riguardo al benessere lavorativo: il 25% degli under 30 si sente rispettato dai propri manager (35% è invece la percentuale media rilevata nei Paesi oggetto d’indagine); solo per il 21% del campione i propri superiori prestano attenzione alla formazione dei giovani in azienda (dato di dieci punti più basso rispetto alla media delle altre nazioni); meno del 20% ritiene di lavorare in un ambiente stimolante, contro il 26% degli altri 14 Paesi; soltanto il 15% è soddisfatto dell’equilibrio tra lavoro e vita personale.

E le imprese italiane saranno in grado di trattenere i talenti? Lo scetticismo dei Millennials è davvero alto (soltanto 21% in Italia si mostra fiducioso a fronte di una media del 32% rilevata negli altri Paesi) e si accompagna ad un generale senso di insicurezza verso il proprio futuro in azienda.

 

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  1. […] non l’ha amato, alzi la mano. Chi della nostra dei Millennials e di quella precedente non ha mai visto un film di Tomas Milian? Oggi ci ha lasciato, […]

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