Bretelle, una passione maschile

L’uomo di stile si riconosce anche dal gusto di portare e abbinare le bretelle. È difficile resistere al fascino di quest’accessorio, la cui nascita è collocata dagli storici dell’abbigliamento addirittura nel 1700 (l’origine del nome è francese e rimanda al concetto di stringere, premere, intrecciare). Da allora esso è stato declinato in numerosi materiali (cuoio, corda, cotone, velluto, gomma), rispondendo comunque allo scopo di sorreggere e mantenere a un’altezza costante e appropriata non solo i pantaloni maschili, ma anche le gonne femminili.

Le bretelle consentono di tenere il pantalone perfettamente adagiato lungo la gamba e di fargli toccare la scarpa in un punto costante, indipendentemente dai movimenti e dalla circonferenza della pancia. Il pantalone sorretto da bretelle possiede una grazia e un aplomb unici. Realizzato da un maestro sarto, esso avrà vita alta, due pinces profonde e, per conseguenza, un ampio “mantesino” (la parte anteriore, in corrispondenza del bacino), un cinturino anch’esso alto e, soprattutto robusto (per evitare antiestetici rovesciamenti), spezzato, sul retro, da uno spacco a “V”. Nel caso di pantaloni da abito completo, sarà opportuno considerare l’ipotesi di eliminare completamente i passanti, onde evitare la tentazione di usare la cintura. Quest’ultima potrà invece essere alternata alle bretelle nel caso di pantaloni destinati a spezzati. Avrà invece campo libero sui pantaloni estivi, da portare con la sola camicia.

I bottoni per l’aggancio delle bretelle, larghi e piatti, saranno applicati all’interno del cinturino. Sulla parte anteriore, uno dei bottoni sarà cucito in corrispondenza della prima pince, mentre l’altro seguirà a una distanza di circa 8-10 cm. Sul retro dei pantaloni, gli attacchi saranno disposti simmetricamente ai due lati dello spacco centrale.

Le bretelle rappresentano un complemento essenziale dell’abito a giacca e, in età classica, costituivano lo strumento pressoché esclusivo per sorreggere i pantaloni. L’immancabile presenza del panciotto, o gilet, tuttavia, le condannava all’invisibilità. Ciò permetteva di agganciarle a bottoni che venivano cuciti sulla parte esterna del cinturino dei pantaloni (cosa che alcune prestigiose sartorie fanno ancora oggi, per alcuni abiti per i quali il panciotto è indispensabile, come il morning coat).

Il tramonto del gilet, più o meno intorno alla metà del secolo scorso, ha determinato il progressivo abbandono delle bretelle in favore della cintura. Ciò si è tradotto, inoltre, nella progressiva discesa del punto vita dei pantaloni al di sotto di quello naturale, fino a far poggiare gli stessi pantaloni addirittura sulle anche. L’avvento dei jeans e, successivamente, dei famigerati pantaloni a vita bassa, ha dato il definitivo colpo di grazia all’armonia e all’eleganza della figura maschile.

Queste linee di tendenza, affermatesi come nuovi codici dell’abbigliamento maschile, non hanno impedito, per fortuna, che il punto naturale di vita dei pantaloni e l’uso delle bretelle sopravvivessero, trovando cultori attenti in ogni parte del mondo. Un contributo meritorio, in questo senso, è venuto dalla cultura anglosassone e, soprattutto, dagli Stati Uniti, dove le bretelle hanno conosciuto momenti di autentica gloria grazie ad alcune sapienti caratterizzazioni nel mondo dello spettacolo: si pensi al Gordon Gekko del film “Wall Street”, la cui figura rimane indissolubilmente legata alle bretelle indossate dall’attore Michael Douglas; o, ancora, al presentatore e anchor man Larry King, che ha fatto delle bretelle un tratto distintivo del proprio personaggio televisivo.

 Le bretelle al giorno d’oggi…

Oggi troviamo in commercio svariati tipi di bretelle. Al fine di fornire utili suggerimenti per orientarsi nella scelta, possiamo distinguerle in base agli attacchi, nonché al materiale, alla larghezza della fettuccia e al colore. Gli attacchi possono essere in cuoio, pelle, budello o tessile. Nel primo caso, le bretelle saranno senz’altro di tono sportivo e accompagneranno egregiamente abiti dello stesso tono, spezzati o nei classici tessuti per l’aria aperta. Sul versante opposto si collocano gli attacchi in tessile, solitamente gros grain, abbinati a bretelle in seta, perfette per abiti più formali. Un discorso a parte va fatto per il budello, bianco o naturale, ormai fuori produzione, che – prima di essere sostituito con più comune pelle bianca o nera – accompagnava splendide bretelle in feltro colorato, molto usate in Inghilterra sotto giacche di tweed o altre lane pesanti e matte. Si tratta delle cosiddette Boxcloth, le cui fettucce dai colori forti, regolabili sul davanti, sono spesso lasciate disinvoltamente lunghe da molti eleganti.

Materiali utilizzati e tendenze

Quanto al materiale, vi sono bretelle interamente in fibra elastica e bretelle rigide, che hanno l’elastico solo nel tirante posteriore. Le prime sono molto più comode a indossarsi, considerando che quando ci si siede la tensione delle fettucce può essere fastidiosa; le altre, spesso di seta luminosa e multicolore, sono forse più eleganti.

La larghezza della fettuccia andrebbe posta in relazione con la corporatura, la stagione e il peso del tessuto. In estate, infatti, è preferibile ridurne al minimo lo spessore e la larghezza, in modo da attenuare la sensazione, alquanto fastidiosa, di avere un altro capo addosso, tra la camicia e la giacca. Gli abiti invernali di peso elevato si giovano senz’altro, invece, di bretelle larghe e spesse. Notevole, in questi casi, è l’effetto delle già citate Boxcloth.

Quanto ai colori, non sembrano esservi, nelle scelte dell’uomo di stile, limiti particolari: fantasie, anche azzardate, strisce regimental, tinta unita, tutto è concesso lungo i binari del buon gusto, ovviamente. Non sottovaluteremmo, ad esempio, il potere benefico sull’umore e sulla sicurezza di sé, di un paio di bretelle in colori forti e decisi, il cui balenare improvviso all’apertura della giacca può riscaldare una grigia giornata o ridimensionare un’avversa circostanza.
È diffusa, in molti gentiluomini, la tendenza ad adottare bretelle colorate anche sotto lo smoking. Questo vezzo, che spesso si estende anche alla pochette, non è affatto criticabile, a patto che non se ne abusi. Le bretelle da smoking più corrette, infatti, sono bianche di moiré, cioè con la superficie percorsa da venature simili a quelle del legno, e con attacchi in tessile dello stesso colore. Ciò al fine di mantenere salda e incorruttibile la drammaticità del contrasto bianco/nero di una tenuta in black tie.

A cura della Redazione di Stilemaschile

Tratto da Uomo&Manager di Febbraio 2016

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