Leadership,
una parola equivocata

Leader. Una parola che viene negli ultimi anni usata con sempre maggiore frequenza per descrivere personaggi che sono alla guida di qualcosa, sia essa una azienda, una nazione, una squadra di calcio o di un gruppo che vuole esprimere la propria idea. Ma cosa porta un essere umano ad essere un leader?

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Siamo esseri umani e non robot!

Lavoro, lavoro e ancora lavoro. Se ci soffermiamo per un attimo a contare quante ore trascorriamo a lavorare nella nostra vita, ci rendiamo conto con facilità che buona parte della stessa è, gioco forza, impegnata a far quadrare i nostri conti.

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Se l’abito fa il monaco

Dimmi come ti vesti e ti dirò chi sei. Questo adagio, mutuato da un celebre proverbio, lo ripetevano molto spesso i nostri genitori quando da ragazzi vedendoci uscire di casa con un pantalone strappato ed una camicia scolorita, volevano farci capire che nella nostra società, inevitabilmente l’abito fa il monaco.

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Un’idea: parte tutto da lì…

Quando decisi di intraprendere il mestiere di giornalista, parliamo di circa 20 anni fa, acquistai un libro che spiegava “i segreti del mestiere”… E pensare che all’epoca ci credevo. Dunque, venivano spiegati i significati dei termini tecnici, come la cucina, il taglio, la bozza e via dicendo. Se avessi saputo utilizzare internet all’epoca, forse mi sarei potuto risparmiare quelle 15 o 20 mila lire (ora non ricordo bene il prezzo), poiché qualsiasi idiota oggi potrebbe imparare ciò che mi rese edotto all’epoca sfogliando quelle pagine.

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Saldi in arrivo. Un’opportunità per tutti!

Ci sono manager e manager: capitani d’industria, professionisti del mondo della finanza e della legge, grandissimi imprenditori. E poi ci sono i manager che gestiscono le attività che più di tutte “sentono” il contatto con la gente, quella che popola i marciapiedi delle strade o si ritrova nei centri commerciali. Parlo di una categoria, quella dei commercianti, che forse più di tutti ha patito e patisce la crisi economica.

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L’uomo moderno, l’eleganza ed il buongusto

Come è cambiato l’uomo moderno. E già. Una volta bastavano una giacca e una cravatta per soddisfare la vanità maschile, oggi è tutto diverso. L’uomo vuole qualcosa in più, vuole valorizzare sé stesso ed il proprio essere. E in tutto questo non c’è nulla di sbagliato. Per troppo tempo la figura maschile è stata condizionata dal ruolo che, all’interno di una famiglia, aveva (e continua ad avere comunque). Marito, padre, poi nonno. L’uomo si realizzava attraverso la propria professione ed il massimo cui poteva ambire per sentirsi appagato anche fuori dall’ambiente lavorativo era l’acquisto di una bella automobile.

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Social media manager: una figura determinante

Nell’epoca dei social network e dei new media, il modo di comunicare i propri messaggi per “vendere” prodotti e servizi, ha subito un’autentica trasformazione, o meglio, una rivoluzione. Prima bastava investire una moltitudine di denaro in costosissime campagne pubblicitarie sui media tradizionali, come radio, giornali e televisione, affidando le speranze di far crescere la propria azienda a spot di pochi secondi o a spazi in pagina che riportavano uno slogan.

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Le sfumature di… un manager

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Sono parecchie le persone portate ad idealizzare la figura del manager come quella del miliardario Christian Gray di “Cinquanta Sfumature di Grigio”, brillante capitano d’industria che apparentemente ha tutto ciò che un uomo possa desiderare. Una posizione di prestigio, un ufficio favoloso, una cabina armadio divisa per colori, cassetti contenenti orologi di marca. E ancora, un personalissimo garage degno di un autosalone. Una famiglia benestante che gli è vicina, ma che lui riesce a tenere a debita distanza e poi… come sappiamo tutti, le sue passioni, a dir poco bislacche…

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