,

Diego Coco: “Risk&Security Manager, vi spiego cosa fanno”

Una nuova figura si sta affacciando sul panorama nazionale del mondo del business: si tratta del Risk&Security Manager. Dal nome, si intuisce molto di quello che è il suo ruolo e delle sue mansioni. Noi abbiamo avuto modo di discuterne con Diego Coco, Presidente di Intrasecur attivo sullo scenario nazionale nell’ambito dei più complessi servizi di sicurezza e Presidente dell’Accademia Europea per la Tutela Privata, prima Accademia per la formazione di Risk & Security Manager. Con lui abbiamo approfondito lo studio del Risk&Security Manager, in questo particolare momento storico.

Ci può spiegare quali sono le mansioni del Risk & Security Manager?

La figura del Risk Manager risponde in primo luogo alla necessità di preparare un soggetto alle quattro macro attività del mondo della tutela: osservazione, raccolta informazioni, analisi dei rischi, previsione ed attuazione piano di azione. In secondo luogo, non in ordine di importanza, risponde alla necessità di creare un collettore fra la sicurezza pubblica e privata, incentrato sulla sicurezza partecipata, lo stesso avrà il compito di saper operare in piena autonomia ed efficacia in tutti gli ambiti del comparto sicurezza privata, fornendo al tempo stesso alle preposte istituzioni i dati di interesse pubblico che si celano dietro le dinamiche quotidiane del tessuto produttivo nazionale.

Perché questa figura sta diventando così importante?

In un mondo in cui la sicurezza non è oggettiva ma deriva dalla percezione che i soggetti hanno della stessa, è sempre più importante creare una figura che, oltre alle capacità di osservazione e raccolta informazioni, di individuazione dei rischi e di attuazione di piani di azione a difesa del patrimonio, sia anche in grado di leggere le persone, le cause che ne motivano le azioni e di entrare in rapporto con le stesse grazie ad una profonda conoscenza antropologica, psicologica e di programmazione neuro linguistica, attraverso cui comunicare in modo efficace con lavoratori, clienti o più in generale con rei, vittime e testimoni.

Cyber Attack: in un mondo in cui le informazioni sono determinanti, cosa rischia un’azienda che li subisce?

Le aziende spesso sottovalutano l’importanza del dato, quale elemento o addirittura indicatore di un intero business model. La protezione delle informazioni, avviene sì attraverso la sensibilizzazione alla riservatezza delle risorse umane, ma ancor più la una corretta individuazione dei rischi di furto di dati, accidentali o per infedeltà e spionaggio, dei rischi di perdita dati dovuti ad accadimenti accidentali. Il Risk Manager dovrà avere conoscenza delle tecniche di conservazione dei dati, di configurazione dei sistemi IT ed essere in grado, di concerto con le Direzioni informatiche, di prevedere da un disaster recovery plan alla configurazione di alert e spy-soft per l’individuazione di dinamiche a danno del patrimonio aziendale.

Lei è presidente della AETP – Accademia Europea Tutela Privata. In che modo avviene la formazione?

Il percorso accademico, della durata di 2 anni, è interamente dedicato all’educazione civile e alla cultura della sicurezza, nonché della protezione sociale e aziendale. Le molteplici materie fra cui cyber security, intelligence, psicologia dell’emergenza, sicurezza sui luoghi di lavoro, processi cognitivo-decisionali, negoziazione e medicina, unite ad un duro percorso addestrativo fisico-pratico fra cui paracadutismo, tiro, guida operativa, nuoto ed altro, favoriscono l’apprendimento individuale e la crescita dello spirito di Team. L’allievo al termine del biennio avrà oltre 15 fra qualifiche, abilitazioni e brevetti che completeranno il quadro di Risk Manager.

Come si svolgono le lezioni?

La Strategia formativa è stata progettata per creare un connubio tra le materie tipiche della dottrina tattico militare e quelle di sicuro interesse aziendale.  La didattica alterna sessioni metodologiche e di inquadramento concettuale in Aula (ad apprendimento Frontale, Esperienziale e On-Field), a sessioni di addestramento sul Campo. In particolare,  prevede otre 1000 ore in aula con docenti di eccellenza per apprendere le più impattanti materie giuridiche, scientifiche, psicologiche, mediche e tecnico professionali ed oltre 400 ore di addestramento operativo e fisico, unite ad un tirocinio in azienda rendono il cadetto abile di operare in piena sicurezza ed efficacia nei più ampi ambiti del comparto tutela.

Quali sono gli sbocchi professionali? 

Gli sbocchi professionali dell’Accademia sono molteplici. Tra questi: Security manager; Risk manager coach; Responsabile servizio prevenzione e protezione; Consulente in materia di Protezione aziendale; Addetto squadra antincendio; Addetto squadra primo soccorso; Direttore Audit o Controllo di Gestione; Docente in programmazione neuro linguistica.

 

 

Tratto da Uomo&Manager di Novembre 2016

 

0 commenti

Lascia un Commento

Vuoi partecipare alla discussione?
Fornisci il tuo contributo!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *