Ecco l’identikit dello startupper italiano

C’è chi lo definisce un “nuovo lavoro”. In realtà è la conseguenza diretta alle difficoltà che incontrano oggi i giovani nel trovare un posto di lavoro. Li chiamano startupper e sono i nuovi protagonisti del welfare 2.0. L’indagine “La voce delle startup” #ISvoice svolta da Italia Startup, ha tracciato un identikit dello startupper italiano.

Secondo lo studio, lo startupper italiano medio ha più di 40 anni e una grande passione per il proprio settore di interesse. Secondo un campione di oltre 400 startup analizzate, di cui 2 terzi iscritte al registro delle startup innovative creato dal Ministero dello Sviluppo Economico, emergono le qualità che caratterizzano le figure dei founder di imprese il cui obiettivo è innovare nel rispettivo settore di appartenenza professionale. In linea generale lo startupper italiano ha un’età compresa tra i 30 e i 49 anni, mentre gli under 30 e gli over 50 si equivalgono nella quota (rispettivamente 15,2% e 14,4% dei rispondenti). Questo dato conferma che l’imprenditore in questione è stato per anni impegnato a livello professionale prima di creare un’impresa innovativa.

“Il profilo che emerge dalla ricerca evidenzia come i nuovi imprenditori in Italia siano radicalmente diversi dal cliché del giovane inesperto e ambizioso, nonché dal fondatore di imprese tipico del boom economico” commenta Marco Bicocchi Pichi, presidente di Italia Startup. “I nuovi founder hanno una preparazione di alto livello, messa a disposizione dell’economia del Paese. È auspicabile che l’innovazione generata da questo nuovo tessuto inneschi un circolo virtuoso nel quale queste nuove realtà possano interagire con le medie e grandi imprese italiane. Le professionalità che oggi creano impresa stanno realizzando progetti di alta specializzazione che potrebbero determinare la creazione di cluster specifici. In questo senso le grandi imprese non possono che guardare con interesse alle figure degli attuali founder non giovanissimi che verrebbero immessi in un contesto per loro naturale, per delineare un nuovo sistema di economia della conoscenza in una logica di open innovation”.

Secondo lo studio, il 33,5% dei nuovi imprenditori ha concluso un lungo percorso di studi con una laurea di secondo livello. Il 32,9% ha conseguito un master ed è presente anche una nicchia di PhD (5,2% dei founder), un aspetto fortemente differenziante rispetto allo stereotipo che vorrebbe lo startupper molto giovane, certamente con lumi di genialità, ma senza un’esperienza corposa in ambito aziendale.

Secondo Enrico Gallorini, consigliere di Italia Startup e autore di questa ricerca, “lo stereotipo della startup va profondamente rivisto, poiché i dati sono chiari: in un sistema complesso e mutevole come quello in cui ci muoviamo, le persone, le organizzazioni e le aziende italiane hanno sempre più bisogno di partire da una preparazione e professionalità estremamente elevate, e continuare ad investire in aggiornamento e formazione per generare e garantire valore”.

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