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Fabio Merlin: “Le idee sono linfa vitale”

Il web, strumento straordinario di lavoro. Non tutti, agli albori, ne sono riusciti a trarne l’autentico valore, ma c’è chi invece è riuscito a comprenderne le infinite possibilità. Fabio Merlin, italiano, classe 1975, nonostante la sua giovane età, è riuscito, partendo dal retrobottega di un bar, a costruire una carriera straordinaria che l’ha portato oggi a fondare e a guidare la AQuest.

Nell’azienda che guida, l’età media è 27 anni, e la sua agenzia creativa anche quest’anno si è aggiudicata il premio di miglior sviluppatore di siti web di tutto il mondo di Awwwards (unica realtà italiana inclusa nella short list internazionale)  e il riconoscimento di Designer Of The Year 2014 dal CSS Design Awards. Noi lo abbiamo intervistato per chiedergli come è riuscito a fare tutto questo in così poco tempo…

Lei ha iniziato in un retrobottega: come è riuscito nella sua impresa di far carriera?

Attraverso la passione e la costanza. Per raggiungere grandi traguardi è necessario pensare in grande, senza mai perdere l’umiltà. All’inizio non avevo idea di cosa volesse dire fare impresa, ma nonostante le difficoltà ho sempre affrontato le sfide con la giusta consapevolezza e la voglia di non accontentarsi mai. L’inizio della mia carriera – era il ’94 – è un esempio di tutto ciò: ho cominciato facendo data entry e scannerizzazione di testi per case editrici come Mondadori o Utet. Poi sono passato alla realizzazione di cd multimediali venduti alla Computer Discount. È stata una grande palestra. L’anno successivo è arrivata la prima connessione in Italia e da lì è iniziata la mia carriera nel mondo del web: la fondazione di AQuest, i primi siti internet, la “bolla” degli anni 2000 e oggi concorriamo tra le migliori agenzie del mondo.

Sono state le idee il motore delle sue iniziative o qualcos’altro?

Le idee, in un lavoro creativo come il nostro, rappresentano la linfa vitale. Sono proprio queste che stanno alla base della nostra attività. Averne sempre di nuove, rielaborarle, adattarle alla situazione, tutto questo richiede una grande capacità di reinventarsi e reinventare il nostro lavoro ogni giorno. Ma da sole le idee non bastano. La voglia di crescere, imparare e il fatto di non porsi mai dei limiti si accompagnano ai valori che coltiviamo da sempre: vedere le cose in modo differente e sviluppare ogni singolo progetto, dal più grande al più piccolo, con la massima cura e attenzione. Questo è l’approccio che ci ha permesso di diventare la realtà che siamo oggi. Chiaramente tutto condito da grande passione per il nostro lavoro, originalità e creatività senza confine.

Lei ha capito molto presto che stava iniziando l’era digitale. A che punto siamo oggi in Italia? Lo hanno capito tutti che qualcosa è cambiato?

Sono ottimista di natura e voglio credere che anche in Italia ci siano delle opportunità concrete per attuare la digitalizzazione. Se siamo arrivati fin qui con le condizioni che ci sono oggi nel nostro Paese, significa che, nonostante tutto, ci sono davvero dei talenti che possono essere valorizzati nel modo giusto. Purtroppo su tanti aspetti siamo ancora indietro rispetto ad alcuni mercati, ma la mia impressione è qualcosa si stia muovendo e che siamo sulla strada giusta.

Cosa rappresenta per Lei il web?

Ogni giorno ne parliamo, lo menzioniamo, lo inseriamo nelle azioni della nostra vita quotidiana. Per questo suo modo di essere e per il lavoro che faccio, non posso che dipingere il web come una piattaforma meravigliosa che accorcia le distanze, favorisce l’informazione, promuove nuovi talenti in un modo che prima non era nemmeno pensabile.

Da dove nasce la sua passione?

Ho studiato grafica e ho capito molto presto che i canali tradizionali sarebbero andati diminuendo d’importanza molto rapidamente. Con l’arrivo della prima connessione internet, nel ’95, è stato amore a prima vista.

Quali sono stati i passi che ha seguito nella sua iniziativa professionale?

Il mio percorso di studi e il mio lavoro di graphic designer dai tempi dei primi personal computer mi hanno reso sempre più convinto che l’unico metodo di formazione che funziona davvero sia l’esperienza sul campo. Sia personalmente che con con AQuest, niente è stato più utile del lavoro di tutti i giorni, dell’interfacciarsi con persone nuove, del misurarsi con sfide che sembrano impossibili. AQuest, sul mercato da ormai 20 anni, è una realtà cresciuta velocemente proprio in questo modo, anche grazie alla capacità di adattarsi e rispondere alle nuove esigenze del mercato. Intuire i trend prima che questi diventino consolidati è sempre stato il passo che ha caratterizzato la mia carriera.

La sua azienda, la AQuest vanta in organico giovani e valenti professionisti, come li ha scelti?

La prima valutazione che metto in gioco è relativa all’aspetto umano e al feeling che si crea con le persone che dimostrano interesse nel lavorare con noi: valori, carattere, entusiasmo, dedizione. In seconda battuta mi concentro sull’effettivo potenziale del singolo; si tratta di capire – ma in realtà spesso è intuire – che cosa una persona può esprimere, fino a che punto riesce ad arrivare, se si pone di limiti o se ha il coraggio di osare, anche a prescindere dal percorso di studi. Questo è il segreto del successo della nostra agenzia: una squadra formata da oltre 50 persone tra ingegneri, informatici, grafici, sviluppatori, copy e creativi.

Di cosa si occupa la AQuest?

Di progetti in cui la creatività e il digitale si uniscono. Il mondo del web è composto da tante anime, ognuna delle quali è importante. La sfida di una digital creative agency come AQuest è riuscire a valorizzare e raccontare l’identità di un brand, le caratteristiche di un progetto, i valori di un prodotto. Dalla strategia di digital marketing alla realizzazione di un sito web, passando per campagne adv e brand awareness, ogni componente è fondamentale per la riuscita.

Recentemente si è aggiudicata il premio di miglior sviluppatore di siti web di tutto il mondo ed il Designer Of The Year 2014: cosa hanno rappresentato per lei questi successi?

Il riconoscimento come miglior agenzia al mondo è sicuramente un traguardo importante, ma al tempo stesso a noi piace considerarlo anche un nuovo punto di partenza. È come dire: “siamo arrivati fino a qui, siamo orgogliosi di noi stessi e di averci creduto, ora si riparte”. Premi come questo danno valore al nostro percorso, ma ci mettono anche di fronte alla bellissima responsabilità di essere innovativi in ogni progetto che affrontiamo. Raggiungere questi obiettivi ci sprona a migliorare sempre, attraverso una continua ricerca e un costante sviluppo. Ha un grande peso anche la dimensione internazionale del premio, che ci pone anche come punto di riferimento e influencer del settore, anche questa una responsabilità che siamo davvero felici di ricoprire!

Ora avete aperto una sede anche a Londra: quali le differenze di mentalità fra il nostro ed il mondo anglosassone?

Senza dubbio la differenza più grande è il metodo di lavoro: i clienti su mercato anglosassone sono molto più attenti al tuo modo di lavorare, vogliono sapere come condurrai le operazioni e che soluzioni puoi e intendi attuare. E questo ovviamente ci fa molto piacere, perché sappiamo che questo è un nostro punto di forza.

Quali saranno le prossime opportunità di business secondo lei?

Ci troviamo nel bel mezzo di una rivoluzione digitale che è soltanto agli inizi. E questo rappresenta una grande opportunità per chi ha buone idee e non ha paura di proporle al mercato. Una strada percorribile potrebbe essere la frontiera dei wearable devices. Il mercato sembra davvero pronto per questo.

Lei è molto giovane, ma anche già molto esperto: cosa consiglierebbe a manager che vogliono investire sulla propria idea al giorno d’oggi?

La prima cosa da fare è individuare la propria specializzazione – anche se non è esattamente quella in linea con il proprio percorso di studi – e mettere in gioco tutte le qualità, le aspirazioni e le idee senza risparmiarsi, senza avere troppa paura. Una volta individuata la propria strada – ed esserne sicuri ed entusiasti – è fondamentale adattarsi al mercato, capire se c’è posto per la nostra intuizione e iniziare a guardare oltre i confini. Perché la migliore opportunità di business è sempre la prossima.

 

 

(Intervista tratta da Uomo&Manager di Marzo 2015)

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