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Giorgio Ambrogioni: “I 70 anni della CIDA”

Al fianco di manager e professionisti da ben 70 anni, la CIDA è una delle realtà associative più importanti e prestigiose del nostro Paese. Un’organizzazione sindacale che rappresenta 400mila manager tra dirigenti e alte professionalità di tutti i settori, che in occasione dell’anniversario numero 70 della propria fondazione, lancia il manifesto identitario “Manager per la nuova Europa” per coinvolgere l’intera classe dirigente europea sulla condivisione di una serie di valori, impegni e proposte utili a sollecitare gli organi di governo UE ad un radicale cambio di rotta. Il presidente, Giorgio Ambrogioni, ci parla dei valori della CIDA, della sua storia e del suo futuro.

70 anni di CIDA: che traguardo è?

Un traguardo importante. Siamo nati nel 1946 grazie ad un gruppo di dirigenti che sentivano la responsabilità di partecipare come categoria alla ricostruzione un Paese distrutto dalla guerra. La loro volontà era quella di promuovere la crescita sociale ed il bene comune. In 70 anni, da questo punto di vista, nulla è cambiato: ogni giorno ci impegniamo per contribuire a realizzare una società migliore, in cui ci sia giustizia e dignità sociale. Non siamo solo “uomini di fabbrica”, ma cerchiamo di portare i nostri valori e la nostra visione di un mondo fondato su merito e responsabilità.

Cosa rappresenta CIDA oggi?

Rappresentiamo quel ceto medio che si è affermato con sacrificio, impegno e risultati; rappresentiamo manager pubblici e privati che non accettano la cultura del declino e vedono in CIDA lo strumento per dialogare con la politica e le istituzioni, per affermare le loro idee sociali e professionali. 

Come è organizzata la CIDA?

CIDA è una Confederazione che associa Federazioni settoriali che, a loro volta, sono composte da Associazioni territoriali o nazionali. Siamo la sola Confederazione italiana che rappresenta dirigenti e alte professionalità pubbliche e private. Al nostro interno convivono manager industriali, del commercio e del terziario, delle imprese assicuratrici, dell’agricoltura e dell’ambiente, della Banca d’Italia, di tutti i comparti del pubblico impiego (scuola, sanità, ricercatori universitari, degli enti locali), del Terzo Settore, della Consob.

In che modo si è evoluta rispetto al trascorrere del tempo?

Con la sua nascita, CIDA ha affermato specificità e peculiarità della categoria dirigenziale, l’autonomia del suo ruolo. Nel corso degli anni, CIDA si è impegnata affinchè la dirigenza assumesse anche un ruolo sociale, divenisse un soggetto portatore di una propria cultura e visione. Abbiamo capito che la tutela dei legittimi interessi e l’affermazione dei nostri principi doveva necessariamente procedere di pari passo con la legittimazione del nostro ruolo sociale. È per questo motivo che siamo impegnati a superare le timidezze ed a prendere posizioni verso politiche governative che non condividiamo, atteggiamenti manageriali impropri, poco sobri e lungimiranti o strategie manageriali giocate sul breve periodo.

Chi sono i manager che rappresenta oggi?

Rappresentiamo tutti quei colleghi che, per la loro competenza e le loro azioni, influenzano in modo consistente l’evoluzione del sistema economico, dell’apparato pubblico, dei servizi ai cittadini, della salvaguardia ambientale e della valorizzazione culturale. Rappresentiamo tutti coloro che elaborano strategie e definiscono obiettivi nel contesto di una visione evolutiva delle organizzazioni, promuovono l’innovazione, gestiscono processi complessi, valutano e coinvolgono gruppi di lavoro anche molto numerosi, controllano e misurano i risultati con feed back continuato rispetto agli obiettivi, garantiscono trasparenza, lealtà, attenzione agli impatti sociali, ambientali e territoriali delle attività che si dirigono.

Di quale visione e valori la CIDA vuole essere portatrice?

I dirigenti hanno un sistema di valori condivisi al pari di altre categorie professionali, sistema soggetto al cambiamento per adeguarsi progressivamente all’evoluzione di comportamenti individuale e collettivi. Alcuni principi hanno, comunque, un valore paradigmatico, possono essere considerati gli archetipi connessi al lavoro manageriale: responsabilità e autonomia, competenza, efficienza, etica.

Quali sono i problemi che devono affrontare manager e dirigenti moderni?

In ciascuna azienda o amministrazione il manager si trova ad affrontare situazioni e problematiche molto variabili e difficili: crisi, conflittualità, mercati incerti, riduzione delle risorse disponibili etc. Oggi occorre avere una visione globale dei problemi, saper gestire processi internazionali, confrontarsi con modelli culturali e religiosi diversi: l’azienda è un microcosmo in cui devono convivere realtà spesso lontane. C’è poi un mercato del lavoro manageriale che diventa discontinuo e le carriere meno lineari. In passato diventare manager era considerato un punto di arrivo, oggi non è più così. Sedere su quella poltrona comporta responsabilità tali da costringere i dirigenti a mettersi continuamente in gioco, ad investire su se stessi in termini di formazione continua.

Che tipo di rapporto avete con Governo ed Istituzioni?

Governo, Istituzioni e rappresentanze Datoriali sono i nostri principali stakeholders. Il rapporto con loro è costante. Le nostre prese di posizione abbracciano vari argomenti: mercato del lavoro, welfare, politica economica e fiscale, riforme istituzionali, formazione.  Stiamo consolidando la nostra posizione nel dialogo sociale, veniamo auditi sempre di più e in molte occasioni le nostre posizioni hanno trovato riscontro nelle misure che poi sono state varate.

Fra trent’anni il centenario: quali obiettivi vorrebbe aver raggiunto?

In occasione del 70° anniversario abbiamo lanciato il Manifesto valoriale della dirigenza europea. Secondo noi, è giunto il tempo, che in questa economia sempre più globalizzata e spesso condizionata da una finanza fine a se stessa, il management europeo si riconosca in valori e declinazioni comuni, confermi di essere pronto ad assumersi nuove e più sfidanti responsabilità professionali e sociali. In questo quadro vanno comprese le differenze, che nascono da modelli e culture manageriali diverse, per farle diventare elementi di forza; vogliamo un management dinamico, preparato, moderno e disposto a mettersi in gioco in una Europa forte, sociale, solidale, senza muri e reticolati. Il manifesto è l’avvio di un percorso virtuoso, certamente da implementare, ma che traccia l’identikit di un manager sovranazionale, che incarna una sintesi virtuosa tra solidità nelle competenze, cultura del risultato e forte attenzione alla dimensione etica. Mi piacerebbe che in occasione del centenario questo percorso risultasse consolidato e che, forti dei risultati raggiunti, si potesse guardare al sistema “Mondo” come prossima frontiera.

Tratto da Uomo&Manager di Novembre 2016

 

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