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Giorgio Ambrogioni: “Serve una riforma fiscale che non penalizzi i manager”

Giorgio ambrogioni -cida

Un grido d’allarme lanciato dalla CIDA. Secondo la Confederazione Italiana Dirigenti e Alte Professionalità, i manager sono quelli maggiormente penalizzati dal sistema fiscale e per bocca del suo presidente, Giorgio Ambrogioni, fa sentire alta la propria voce.

“I manager in servizio e in pensione, in Italia, sono poco più di 1,8 milioni – il 3% della popolazione – ma versano nelle casse dello Stato, in media, oltre 30mila euro di Irpef (dati 2015) ovvero il 32% dell’ammontare; una situazione ingiusta ed insostenibile”, ha detto Giorgio Ambrogioni, Presidente di CIDA, commentando le anticipazioni del rapporto di ‘Itinerari Previdenziali’ sulle dichiarazioni Irpef 2015.

“I dati dimostrano che le tasse le paga davvero soltanto chi ‘dichiara’ i propri redditi. Un meccanismo ormai degenerato, perché da un lato è cresciuta l’area dell’esenzione e delle agevolazioni fiscali legate al reddito, spesso motivate da clientele e favoritismi elettorali, e dall’altro sono aumentate evasione ed elusione fiscale. È evidente – ha detto Ambrogioni – che stando così le cose, le risorse per il welfare ‘allargato’ sono sempre meno e finiscono con l’essere prelevate in misura crescente laddove è più facile reperirle. Ovvero nel lavoro dipendente e nelle pensioni in cui i redditi dichiarati sono certificati dal sostituto d’imposta. Un sistema ormai perverso che non solo ‘incentiva’ a dichiarare il meno possibile per minori tasse e una più vasta offerta di servizi sociali legati al reddito, ma che colpisce in modo progressivo – con l’attuale curva degli scaglioni – stipendi e pensioni medio-alte impoverendo il ceto medio e livellando al basso il tenore di vita.

“Di fatto – prosegue Ambrogioni – con l’attuale sistema, chi è in regola con il fisco finisce, inevitabilmente, con il sostenere finanziariamente il welfare di chi non versa a sufficienza. E il combinato disposto dell’imposizione sui redditi da lavoro dipendente e da pensioni, con l’attuale sistema di aliquote e scaglioni, sommato alle sacche di elusione ed evasione, secondo la ricerca di ‘Itinerari Previdenziali’, fornisce una fotografia insostenibile della fiscalità italiana, con poco più del 12% dei contribuenti che versa circa il 54% dell’Irpef complessiva. CIDA non si è accontentata di dimostrare con le cifre l’iniquità e l’inefficienza dell’attuale sistema fiscale. Ha voluto assumersi la responsabilità di una proposta dii riforma: ci sono voluti mesi di lavoro, di aggiustamenti ed affinamenti, ma ora è pronta una nostra iniziativa di revisione dell’intero meccanismo fiscale, con nuovi scaglioni, nuove aliquote, un diverso ‘peso’ delle varie imposte e l’abolizione di alcune. Il tutto accompagnato da una chiara indicazione di spending review e da un approccio sostenibile per definire le risorse da destinare ai meno abbienti, per aiutare chi ne ha veramente bisogno. Su questo terreno CIDA è pronta a misurarsi con Governo, istituzioni, forze politiche e sociali. Nei prossimi mesi questo confronto sarà al centro degli impegni di CIDA, non per ricevere consenso o pacche sulle spalle. Chiederemo impegni precisi e pretenderemo risposte chiare. Siamo stati ambiziosi nel porci questo obiettivo, lavoreremo per renderlo concreto”, ha concluso Ambrogioni.

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