Il Networking è la chiave nel mercato globale

È vero che il Business English richiede un linguaggio specifico, dei termini particolari e una vasta conoscenza del settore. Spesso, però, questi non sono gli ostacoli più grandi. Il tipico studente aziendale si sente limitato non dai vocaboli, né dal linguaggio particolare della sua area di business, ma dalle competenze generali che gli permettono di comunicare: come strutturare una email in inglese, come interagire al telefono, come farsi sentire in un meeting o come fare networking, quella competenza da una parte così semplice, ma per niente scontata.

Nell’attuale clima economico i motivi per internazionalizzarsi sono molti e importanti, e sono soprattutto fondamentali per diversificarsi e raggiungere un bacino di clienti molto più grande e prospero di quello domestico, così da reagire ai cambiamenti dei mercati globali in modo profittevole e vincente.

Dall’esperienza di My English School all’interno di aziende in-via-di-internazionalizzazione, è riscontrabile che uno dei punti deboli di molte aziende che stanno iniziando ad aprirsi all’estero è banalmente la scarsa conoscenza (o assenza) dell’inglese per lavoro e per il networking.

Due concetti sono particolarmente importanti per i manager che vogliono entrare nei mercati stranieri.

Networking: fare nuovi contatti, scambiare idee riguardo a potenziali collaborazioni, fare una buona impressione per suscitare interesse.

Small Talk: conversazione leggera per rompere il ghiaccio, su temi generali e non di lavoro: il tempo, le notizie, la cucina, la famiglia.

Questi due aspetti sono validi sia in italiano sia in inglese, ma soprattutto nel mondo anglosassone (e nel mondo business internazionale) essere abili nella “Small Talk” e nel “Networking” è particolarmente ben visto e segno di competenza.

Ma come è possibile per un’azienda internazionalizzarsi? C’è un percorso unico da seguire? Oltre alle basi di inglese, ogni singola esigenza è diversa e bisogna fare un progetto formativo basato sui bisogni specifici dell’azienda. Gli insegnanti MyES riescono a seguire il percorso formativo da vicino, controllando attraverso gli strumenti informatici, i risultati online e il feedback dei teacher, che gli studenti stiano facendo i giusti progressi e raggiungano gli obbiettivi illustrati all’inizio del percorso, per rispondere ai bisogni dettagliati dell’azienda.

Il primo passo per un’azienda che vuole competere all’estero è quello di creare una versione in inglese delle proprie comunicazioni, di tutte le comunicazioni: sito web, brochure di presentazione dei prodotti, social media… Da questi indizi si capisce subito se un’azienda ha una predisposizione al commercio internazionale o se è una realtà unicamente nazionale. Consigliamo di non dimenticare di tradurre anche le comunicazioni interne o “formative” in inglese, per permettere ai dipendenti di pensare sempre in modalità multilingua ed essere sempre preparati anche su termini più specifici. Tutto ciò può essere gestito da uno o più ‘esperti’ di inglese all’interno di un’azienda.

Ciò che fa la differenza nei rapporti nel mercato internazionale però, è il livello di inglese personale, essenziale per poter lavorare bene insieme, stabilire nuovi contatti, mantenerli e comunicare in modo efficiente. E questa è una caratteristica che, per un manager, non può essere esternalizzata. Lui o lei dovrà conoscere i suoi fornitori, i clienti e i contatti in prima persona e l’inglese diventa uno strumento personale per fare tutto ciò che vorrebbe e potrebbe fare, di norma, in italiano: interagire alle fiere, nei meeting, durante le video-conference, per email o al telefono.

Inoltre conoscere bene l’inglese permette di migliorare / ottimizzare i processi comunicativi, sia scritti che verbali, riducendo il tempo dedicato ad azioni che contemplano traduzioni o accuratezza in inglese, per migliorare l’immagine dell’azienda.

A livello di “efficacia” poter comunicare direttamente in inglese consente di avere un vantaggio in fase di contrattazione tra manager che devono gestire accordi e trattative: se dovessero passare tramite un interprete si perderebbe l’immediatezza.

“La richiesta non è più nemmeno per l’inglese britannico, né per l’inglese americano, anche se tutti i nostri insegnanti sono madrelingua. Ci sono oltre un miliardo di persone nel mondo che sanno parlare in inglese. Ci sono più bambini in Cina che stanno studiando l’inglese (circa 100 milioni), che persone nel Regno Unito. Le aziende ci richiedono ‘l’inglese internazionale’, cioè l’inglese di cui si ha bisogno per poter comunicare con efficacia anche con altri non-madrelingua nel mondo” ha dichiarato Simon Criswick, National Didactic Manager, My English School.

La particolarità dell’inglese è che si tratta di una lingua in continua trasformazione. Non vi è una società culturale di preservazione della lingua inglese, come L’Accademie Francaise in Francia, che decide quali parole possono essere introdotte e quali no. È una cultura ‘Open Source’ dove tutti sono invitati a contribuire allo sviluppo di una lingua che prende in prestito parole da almeno 40 altre lingue. Per questo è importante che un corso business sia sempre aggiornato e pronto a mettere le storiche convenzioni linguistiche in discussione, a favore del “vero business English”.

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