Impariamo a difendere le nostre idee

Errare humanum est, perseverare autem diabolicum recita un vecchio adagio. Ma quando è davvero giusto fermarsi? Qual è il limite che determina la fine di un progetto e l’inizio di un potenziale successo? La storia è piena di casi in cui grandi fallimenti si sono trasformati in mostruosi successi ed enunciarli sarebbe davvero impossibile. E altrettanti sono gli imprenditori che hanno abbandonato le proprie iniziative per paura (e mi ricollego al mio pensiero del mese scorso in questa rubrica) di commettere errori clamorosi, salvo poi accorgersi nel tempo che sarebbero bastati piccoli accorgimenti per invertire la rotta e arrivare al coronamento di un sogno.

Quanti di noi, vedendo realizzato un progetto da qualcun altro, ha detto: “Toh, a questo avevo pensato io 5 anni fa…”? Scommetto molti… La differenza fra chi ha realizzato un’idea e chi non l’ha fatto, non può stare solamente nella fortuna o nell’abilità: bene o male, siamo tutti dotati d’intelligenza media ed è dimostrato che non tutti gli uomini di successo siano necessariamente dei moderni Leonardo Da Vinci. Credere nel momento di difficoltà, non fermarsi all’intoppo ma cercare una soluzione in grado di far superare uno scoglio, difendere la propria idea. Ci vuole un fegato non indifferente ad andare avanti quando tutti ti dicono che stai sbagliando. Ma è doppia poi la soddisfazione quando quegli stessi pessimisti devono ammettere pubblicamente il proprio errore di valutazione.

Molto spesso, il passo fra la rinuncia ed il successo è sofferto, lungo e faticoso, ma poi guardandosi indietro ci si rende conto che se non lo si fosse fatto, lo si sarebbe rimpianto per tutta la vita. La vita ci pone di fronte a scelte continue, a prove importanti, ma anche a confronti con noi stessi. Ed è proprio in questi che avviene la crescita maggiore.

L’idea… Tutto parte da lì, lo abbiamo detto più volte. Ma per sentirla davvero nostra e definirla tale, dobbiamo imparare a custodirla, farla maturare, difenderla anche dalla nostra insicurezza atavica, quella che ci fa bloccare ogni volta che si manifesta la minima difficoltà. Le idee sono lampi di genialità che arrivano ad illuminarci nel nostro cammino e molto spesso arrivano al momento giusto, quando abbiamo bisogno di una scossa per crescere e salire di un gradino nel percorso della vita. Vanno recepite, comprese, sviluppate e messe in atto. Poi bisogna progettare come realizzarle. Se abbiamo chiaro in testa la nostra idea di azienda, dobbiamo porla alla fine di una ipotetica linea di business, all’inizio della quale va messa la nostra condizione del momento.

Come arrivare da A a B? Ecco, lì devono entrare in gioco l’abilità, la competenza e la sagacia. Ed è bene prevedere lungo il cammino anche degli inconvenienti: cosa può succedere nella peggiore delle ipotesi? Non farlo sarebbe un errore, farlo vi porterà certamente a credere ancora di più nella vostra idea, perché saprete sempre cosa aspettarvi. E se le cose vanno male? Beh, pensate solamente a quanti capitomboli fanno i bambini nel momento in cui iniziano a camminare… Non abbiamo mai detto che sia facile. Ma delle volte temporeggiare qualche istante prima di mollare può essere determinante nella vita. “Fare un altro round quando senti di non farcela più…”, diceva Stallone nel film Rocky, “è una cosa che può cambiare tutta la vita”. Dare un’opportunità alla vostra idea, potrebbe cambiare per sempre la vostra.

 

Tratto da Uomo&Manager di Maggio 2016

 

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