Imprenditori, via il freno a mano!

È un momento storico decisamente particolare questo, una sorta di spartitraffico temporale tra due ere e come tale viene vissuto con uno stato d’animo incerto. Ci sono sicuramente segnali positivi, schiarite importanti all’orizzonte che sembrano regalare un cauto ottimismo, che in molti cercano di gestire. Un po’ come quando si acquista un’automobile nuova e si presta attenzione a non sforzare troppo il motore prima della fine cosiddetto rodaggio. Il mondo dell’economia sta tentando faticosamente di rimettersi in piedi, anche perché forse si è capito che l’immobilità non potrà mai portare nulla di buono.

Era ora, mi verrebbe da dire. La parola investimento si sussurra quasi sottovoce, ma rispetto al recente passato comunque se ne torna a parlare: gli imprenditori stanno pian piano tornando a fare il loro lavoro e puntano con decisione su professionalità eccellenti per rilanciare (o lanciare) i propri progetti. E questo è un bene assoluto. Perché significa rimettere in movimento una sorta di ruota che non può che far presagire ad una ripresa. Eppure, continua ad esserci un nemico che si annida nell’animo di chi fa business. Un nemico duro da sconfiggere: la paura.

Paura di sbagliare, paura di non vedere chiaro, paura di perdere, paura di essere visionari. Si valutano i rischi con grande attenzione, si centellinano gli sforzi, si programma senza tralasciare alcun dettaglio. La parola sperpero è bandita dal vocabolario di ogni manager, mentre a pagina uno del manuale del professionista perfetto, a prescindere da proprio ambito, c’è il termine ottimizzazione. Del tempo, degli investimenti, delle risorse. Ogni attività deve essere finalizzata ad un ritorno. E forse è giusto che sia così. Gli anni della crisi e della sofferenza ci hanno insegnato molto, ci hanno fatto notare (semmai ce ne fosse stato bisogno) che l’imponderabile deve essere… ponderato, preso in considerazione come una possibilità.

Ho visto aziende sane e produttive perdersi in pochi mesi, chiudere i battenti e mandare a casa decine di impiegati da un giorno all’altro a causa di conti fatti male o di investimenti sbagliati. Magazzini pieni e conti correnti vuoti. La crisi ci ha dato una lezione che oggi noi tutti cerchiamo di utilizzare per ripartire. Non bisogna però cadere nella tentazione di sperare di ottenere sempre il massimo con il minimo sforzo: qualche volta questo accade, ma il più delle volte i risultati migliori arrivano a fronte di investimenti importanti, di denaro, di impegno, di tempo, di risorse. Pianificare e procedere un passo alla volta è forse il modo migliore di procedere, ma se si aspetta che il denaro ci venga a bussare alla porta, potremmo rimanere fermi per moltissimo tempo. E questo mondo non aspetta nessuno.

Noi tutti siamo parte di un ingranaggio che non può e non deve mai incepparsi: utilizzando una metafora motoristica ancora una volta potremmo affermare con certezza che ogni singola componente di un motore è necessaria al funzionamento del motore stesso. Se una sola di queste non funziona, il motore non va. E ciascuno di noi deve sentirsi importante nel proprio ruolo, perché consente al “tutto” di andare avanti. La paura deve essere per noi una compagna di viaggio che ci faccia rispettare i limiti, una sorta di cruise control delle nostre iniziative, non un freno a mano sempre tirato. Fortunatamente questo in molti lo stanno capendo e sono certo che se il coraggio accompagnerà le nuove leve dell’imprenditoria, noi tutti potremo tornare in breve tempo a respirare un po’ di sana aria fresca.

 

Tratto da Uomo&Manager di Aprile 2016

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David Di Castro

David Di Castro

Direttore Responsabile di Uomo&Manager, Lusso Style e Uomo&Motori. Scrive per passione da tutta la vita.

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