Indipendenza, la chiave della libertà professionale

L'indipendenza professionale

Mi ricordo ancora la prima volta che mi sedetti ad una sedia, con di fronte a me un impiegato amministrativo, che mi sottoponeva un contratto a tempo indeterminato. Orario 9-18 con pausa pranzo, stipendio, straordinari, ferie pagate, malattia… Wow, pensai. Ero certo che la mia vita stesse prendendo la piega che avevo sempre desiderato.

Nessuna preoccupazione se non quella di dover fare bene il mio lavoro, arrivare puntuale in ufficio e… poco altro. Una panacea per me che fino a quel momento mi ero dovuto accontentare di qualche collaborazione retribuita. Splendido il primo mese, bello il secondo, ottimo il terzo, ma non ci volle molto a rendermi conto che… ogni mese era uguale all’altro e che una volta stabilizzato il livello di serotonina nel mio organismo, che mi procurava tutto quell’entusiasmo, ogni mese che trascorreva, mi appariva uguale all’altro. Ci voleva, giustamente, un permesso per tutto: per andare dal medico se stavo male, per sbrigare pratiche burocratiche, per andare ad un funerale. Tutto, nel nome di un bonifico bancario che mi consentiva di vivere (grande cosa per la nostra epoca). E per di più la mia voglia di creare e crescere professionalmente non era assecondata.

Mi ci sono voluti diversi anni per decidere di dare un taglio netto a tutto questo, ma alla fine ci sono riuscito. Certo, quel bonifico scaccia guai a fine mese mi mancava i primi tempi, ma poi ho iniziato lentamente la mia opera di ricostruzione mentale e a ricaricare il livello di sicurezza in me stesso e nei miei mezzi. La libertà di prendere un caffè senza guardare l’orologio, di fissare a mio comodo appuntamenti ed impegni di lavoro… In poche parole, l’indipendenza. Riappropriarsi della propria vita e costruirsela intorno passo dopo passo, giorno dopo giorno, da solo, senza render conto a nessuno.

L’indipendenza rende liberi di essere sé stessi e soprattutto offre alla nostra intelligenza la forza di impegnarsi al massimo per ottenere, dapprima, ciò che è necessario per campare, poi, quello che serve per costruire un futuro solido per sé e per i propri cari. Tutto dipende da noi. Se i nostri conti bancari sono vuoti, la colpa è nostra, se sono pieni idem. Certamente ci vuole coraggio per intraprendere percorsi come questo, in quanto se ci si perde è poi difficile rialzarsi quando non si hanno certezze, però, a mio avviso è oggi il modo più sicuro di arrivare ad ottenerne.

Quanto vale oggi un contratto a tempo indeterminato? Per me, lo stesso di una realtà che si basa sulla propria professionalità e sul proprio valore. Ai nostri tempi, le certezze sono troppo volatili. Guardate il caso di Alitalia o di Almaviva e guardando all’estero di casi da citare ce ne sarebbero a centinaia. Indipendenza. Una parola chiave che può essere certamente condivisa da chi come me ha puntato tutto su sé stesso, sulle proprie idee.

Avere dei vincoli può avere i suoi vantaggi, ma limita lo sviluppo della nostra capacità intellettiva. Quanti martedì o mercoledì, chiunque di voi, ha preso le chiavi dell’auto e si è recato in campagna, al mare, in montagna o in palestra, per prendere una decisione o trovare soluzioni ad un problema? Lo avreste potuto fare seduti ad una scrivania, con il telefono che squilla ogni due minuti, i colleghi che discutono o il postino che consegna raccomandate? E vi sarebbe convenuto prendere un pomeriggio di permesso per cercare la giusta concentrazione? Non mettiamo un lucchetto alla nostra porta della libertà. Teniamo sempre in mano la chiave per aprirlo perché la nostra capacità di sfruttare le occasioni che ci vengono concesse, non può essere vincolata, ad una firma e a delle regole troppo rigide.

 

Tratto da Uomo&Manager di Maggio 2017

0 commenti

Lascia un Commento

Vuoi partecipare alla discussione?
Fornisci il tuo contributo!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *