La Rivoluzione Digitale e le Professioni del Futuro

rivoluzione digitale

Una recente ricerca di Accenture Strategy prevede che entro il 2020 l’economia digitale aumenterà del 25% quantunque il suo potenziale nella creazione di valore sia ancora scarsamente considerato. L’impatto dirompente della digital transformation richiede, soprattutto nel mercato del lavoro, nuove figure professionali legate al web e ai social media, settori chiave della new economy che non conoscono battute d’arresto.

Il mercato del lavoro richiede competenze verticali e specialistiche, nuovi skills e lavoratori smart con una buona conoscenza delle piattaforme e capaci di ricollocarsi per nuove sfide professionali, con precise cognizioni di big data, multicanalità, cloud ed esperti del variegato universo dei social media (marketer, professionisti di internet, storyteller, manager di rete).

Le nuove professioni

Basti pensare, solo per citarne alcuni, ai ruoli professionali del: Community manager (il quale si occupa di gestire, controllare, pubblicare la massa di contenuti di valore per internet e i social media, condividere online i post creativi degli internauti, secondo una propria visione strategica dei processi; inoltre, all’interno della comunità virtuale modera la comunicazione); Digital PR (colui che si occupa di elaborare operazioni di comunicazione che coinvolgono i c.d. influencer per veicolare messaggi e orientare preferenze di un prodotto, di un servizio, di un progetto, di un evento, di un brand verso l’utente finale attraverso relazioni digitali); E-reputation manager ( il professionista che ha l’obiettivo di monitorare la publicy aziendale per mezzo dell’analisi delle keywords legate al brand per individuare, analizzare, studiare le influenze e i trends del momento); Digital Strategist (il professionista che elabora strategie di marketing, di promozione, di comunicazione digitale di eventi, progetti, prodotti, servizi); Personal brander (consulente che offre consulenza e supporta persone, gruppi ed aziende nella creazione e definizione della propria immagine virtuale con l’obiettivo del brand positioning); Web analyst (è la figura professionale che si occupa di analizzare, decodificare i dati concernenti un progetto o un evento digitale avendo come riferimento i dati degli utenti, i loro interessi, la loro collocazione geografica, le loro preferenze).

Al via i processi innovativi

L’economia delle reti ha accelerato processi di innovazione e ha generato imprevisti cambiamenti, ha provocato una vigorosa disruption dei modelli di business e ha dato origine ad una radicale trasformazione delle figure professionali. Le nuove opportunità lavorative, un tempo legate a dei processi tendenzialmente pianificati di sviluppo delle carriere, oggi emergono dagli impatti della terza rivoluzione industriale, dall’evoluzione di nuove forme di business, dall’irrompere di moderne tecnologie. Secondo uno studio di Italia Futura di qualche anno fa dal titolo eloquente “Crescita Digitale, come internet crea lavoro, come potrebbe crearne di più”, a cura di Marco Simoni e Sergio De Ferra “le opportunità legate a Internet non dipendano solo dalla sua diffusione in termini quantitativi, ma in maniera cruciale anche dall’ecosistema nel quale le nuove tecnologie si trovano ad operare. Politiche per far crescere l’ecosistema digitale possono, in un paese come l’Italia, rappresentare una forte spinta per lo sviluppo e l’occupazione”. L’intelligenza della rete obbliga i professionisti del settore e non solo di adattarsi velocemente alle complesse dinamiche del mondo digitale con resilienza, sia che si tratti dell’utilizzo di nuovi strumenti o di acquisire la conoscenza di evolute piattaforme, con dinamismo rispetto ai processi organizzativi (si lavora in filiere globali e in reti strutturate) e sulla base di innovativi processi di apprendimento e di sviluppo delle competenze.

Una crescita inevitabile… per fortuna!

Fonti comunitarie (relative al periodo 2015-20) stimano una crescita di posti di lavoro nel settore ICT di oltre 100 mila all’anno ma il nostro Paese sconta ancora una forte arretratezza nel settore, scarsi investimenti pubblici e privati e un digital mismatch, difficile da comare, almeno nel breve periodo. Come sostiene G. Xhaet e G. Fidora, curatori del saggio “Le nuove professioni digitali” “il mercato digitale è certamente colmo di rischi, sta provocando cambiamenti pericolosi e molti licenziamenti, ma è anche in grado di sfornare opportunità in modo consistente, a volte in modi e luoghi che non ci saremmo aspettati”.

 

A cura di Domenico A. Modaffari

Tratto da Uomo&Manager Aprile 2017

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