Lavoro e automazione? Il manager non teme concorrenza artificiale

I settori della ristorazione e della produzione industriale saranno i primi a subire l’invasione delle macchine: la società di consulenza McKinsey ha recentemente pubblicato un rapporto con una classifica dei lavori che nel prossimo futuro avranno più probabilità di essere automatizzati, individuando così le categorie più a rischio. I risultati della ricerca McKinsey – effettuata prendendo come base gli impieghi negli Stati Uniti – sono stati il frutto dell’analisi di più di 2.000 attività di lavoro, relative a oltre 800 occupazioni, e includono i dati forniti dallo U.S. Bureau of Labor Statistics.

Lo studio, iniziato lo scorso anno, ha aggiunto ora dettagli intermedi ma afferma che solo nel 2017 si avranno dei risultati definitivi, con l’analisi di altre nazioni. Una prima conclusione però nel frattempo è stata tratta: l’automazione eliminerà del tutto alcuni lavori entro il prossimo decennio.

Saremo veramente sostituti dai robot come nei migliori film di fantascienza? Sono in molti a porsi questa domanda visto la crescente automazione dei processi lavorativi degli ultimi tempi. Secondo gli analisti i lavori più a rischio sono sicuramente quelli svolti nella produzione industriale ma anche i servizi legati alla ristorazione e alla vendita al dettaglio. Non solo quindi la catena di montaggio – già ampiamente automatizzata – ma tutti coloro che svolgono compiti particolarmente ripetitivi, come ad esempio impacchettare oggetti o preparare cibi, possono essere rimpiazzati da tecnologie già al momento disponibili.

Nel 2015 McKinsey aveva dimostrato che le tecnologie attuali avrebbero automatizzato il 45% delle attività svolte dalle persone. Nel 2016 lo studio è stato approfondito e la società americana ha suddiviso la possibilità di automazione in tre livelli: un gruppo con alta probabilità di automazione, uno con meno probabilità e un altro con minori probabilità. Per ogni gruppo poi gli analisti hanno studiato i settori e le occupazioni in cui i robot e le macchine hanno più o meno possibilità di sostituire il lavoro umano. Secondo il rapporto pubblicato l’automazione dipenderà principalmente da fattibilità tecnica, costi per l’automazione e scarsità, abilità e costo dei lavoratori che altrimenti potrebbero svolgere l’attività.

Al primo posto in termini di rischio è il settore della ristorazione: nel rapporto McKinsey è indicato infatti che il 73% delle attività lavorative svolte ha il potenziale di essere automatizzato. Quasi la metà di tutto il tempo di lavoro svolto nella ristorazione include azioni fisiche prevedibili. Sembra stano di primo impatto ma basta poi pensare alla quotidianità per capire come robot da cucina e macchine (ad esempio per la pulizia) abbiano sì velocizzato e facilitato le preparazioni ma di fatto anche sostituito l’impegno umano.

Nel settore manifatturiero attività come confezionamento, saldatura o manutenzione potranno essere svolte dalle macchine nel 59% dei casi, soprattutto quando i lavoratori compiono specifiche azioni in un ambiente in cui ci sono poche probabilità di cambiamento. L’elemento automazione si insedia facilmente anche dove c’è una grande quantità di attività fisiche o di operazioni con le macchine in contesti prevedibili, come nell’agricoltura, nella silvicoltura o nell’edilizia.

Il settore della vendita al dettaglio vede, secondo le analisi di McKinsey, il 53% delle sue attività ad alta possibilità di automazione: un esempio sono le operazioni di stoccaggio, imballaggio o gestione delle informazioni sui clienti e sui prodotti, azioni facilmente replicabili da macchine e robot. La vendita al dettaglio richiede però anche abilità cognitive e sociali, soprattutto nel rapporto con il cliente, qualità attualmente non riscontrabili nelle macchine.

Una grande e nuova rivoluzione tecnologica potrebbe arrivare nel momento in cui le macchine saranno in grado di comprendere il linguaggio naturale a un livello simile alla prestazione media umana, ovvero quando i computer riconosceranno i concetti espressi dalle persone nelle loro conversazioni quotidiane. Fino a quel momento le mansioni che più difficilmente verranno automatizzate sono i cosiddetti lavori di conoscenza, che necessitano di competenze per il processo decisionale, la pianificazione e il lavoro creativo ma anche direzione e formazione del personale. Considerando la tecnologia attuale è infatti ancora indispensabile l’intervento umano per stabilire obiettivi, interpretare risultati e trovare soluzioni. E così se il manager può continuare a dormire sonni tranquilli e non temere alcuna concorrenza artificiale, ad oggi i settori con minor possibilità di automazione sono sanità ed istruzione. Per ora.

 

Tratto da Uomo&Manager di Settembre 2016

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