Lorenzo Flaherty e Mister Ignis: un successo incredibile

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Una fiction fatta di valori ed emozioni. La storia vera, di uno dei grandi personaggi dell’industria italiana del dopoguerra. Giovanni Borghi è stato un immenso imprenditore, uno straordinario stratega, uno che ha saputo leggere con precisione il presente ed immaginare, con l’abilità di un chiaroveggente, il futuro della sua azienda, ma soprattutto delle abitudini degli italiani. Giovanni Borghi è stato questo e molto di più: ha saputo creare un impero maestoso, all’interno del quale ogni singolo dipendente aveva le proprie soddisfazioni. Borghi è stato un capitano d’industria certamente smanioso di arrivare al successo, ma altrettanto attento a custodire nel modo migliore i rapporti con chi rendeva possibile tutto questo, ovvero i suoi collaboratori, dal primo all’ultimo. Ha visto con grande anticipo le potenzialità comunicative delle sponsorizzazioni sportive ed ha investito molto nella creazione di infrastrutture. Ha cambiato, con le sue idee, la vita agli italiani.

A portare alla ribalta questo straordinario personaggio, è stato Lorenzo Flaherty, poliedrico e fascinoso attore che di certo non ha bisogno di presentazioni, che ha interpretato Borghi con grande abilità, calandosi perfettamente in un personaggio sicuramente complicato, riuscendo a trasmetterne l’essenza più pura. Al fianco dell’attore romano, Anna Valle, nel ruolo della moglie del commendator Borghi, Massimo Dapporto che ha interpretato il padre Guido, ma anche Rodolfo Corsato, Denis Fasolo, Federica Martinelli e Thomas Trabacchi. “Mr. Ignis”, questo il titolo dell’opera trasmessa in due puntate su Rai1, prodotta dalla Martinelli Film, ha toccato i nostri cuori. Un successo, di pubblico e di critica, che ha colpito tutti noi che lo abbiamo ammirato. E per comprendere meglio l’opera, abbiamo incontrato il protagonista Lorenzo Flaherty, in una calda giornata di primavera, per farci raccontare la sua incredibile esperienza nei panni di Mr. Ignis.

Interpretare mr Ignis: perché?

È stato un personaggio importantissimo della sua epoca per ciò che faceva, ma che anche oggi può essere considerato un punto di riferimento. Borghi era un uomo che viveva del suo spirito imprenditoriale e metteva cuore e anima nella sua professione, malgrado i grandi rischi che ciò comportava. Allora si usciva da una grande crisi come quella dovuta alla guerra e c’era tanta voglia di fare. Speriamo che in rapporto alla crisi economica che stiamo vivendo noi oggi, che è spaventosa, il “genio” italiano, che è insito in noi tutti, sappia, come fece allora, guidarci fuori da questo momento così drammatico. Ovviamente col supporto di chi deve fare il proprio lavoro dall’alto… Perché gli imprenditori vanno aiutati. Io credo che noi dobbiamo toccare il fondo per rialzarci.

È stato realmente un uomo che ha cambiato le abitudini degli italiani?

Sì, anche io all’inizio ho certato di capire quanto. Ebbene, ha cambiato le abitudini casalinghe degli italiani radicalmente. Un mio amico ha preso recentemente una casa in affitto e mi ha chiamato per dirmi che all’interno c’era un vecchio frigorifero Ignis dell’epoca, ma che sembrava perfetto in una casa moderna. Borghi faceva una grande attenzione al design e alla funzionalità dei suoi elettrodomestici già all’epoca e lo faceva sulla base delle esigenze della gente. Trovava una risposta per tutto.

Quali sono state le difficoltà nell’interpretazione di un simile personaggio?

Inizialmente, quando mi è stato proposto il ruolo, ero preoccupato per l’aspetto fisico. Lui aveva una stazza importante, il doppio della mia. Aveva una voce baritonale, che gli consentiva di dominare le conversazioni. Quando si fa una fiction si deve rendere credibile un personaggio: abbiamo creato qualcosa di molto credibile, soprattutto considerando che si doveva attraversare un periodo storico di circa 30 anni. Penso che abbiamo fatto molto bene. Ma la vera vittoria è stata tirare fuori l’aspetto umano di Giovanni Borghi. Mi hanno aiutato in questo il regista Luciano Mannuzzi ed una splendida scenografia di Eleonora Martinelli. Abbiamo inscenato un personaggio vivo e che non diceva solo battute.

Rispecchia il suo carattere in quello del personaggio?

C’è molto in lui di me. Sono un attore che ha fatto tantissima gavetta e di questo ne vado fiero, poiché ho potuto imparare moltissimo. Non si arriva ai risultati senza aver prima messo in fila una serie di esperienze.

Il rapporto con la famiglia: è sembrato di vedere un film d’attualità. È così difficile far collimare la vita familiare con quella lavorativa per un professionista?

Potrei rispondere che una persona dovrebbe cercare sempre di fare del proprio meglio per far funzionare le cose. Questo è ovvio. Se un uomo ha dei legami forti, come quelli con una moglie o con i figli, anche se è impegnatissimo, non deve mai trascurarli poiché in famiglia può trovare energie importanti che poi possono essere anche riversate sul lavoro. Allo stesso modo una moglie deve andare incontro alle esigenze di un capofamiglia con grandi responsabilità lavorative, come poteva essere Borghi all’epoca, ma come lo è un manager o un professionista dei nostri tempi.

Borghi è un uomo austero ma a tratti eccessivamente libertino: per un professionista che vuole essere sempre al top, certi atteggiamenti sono inevitabili?

No, non sono inevitabili ma dipende dal periodo. Il suo divertimento, perché tale era, non un’abitudine, era festeggiare le vittorie, nel lavoro e nello sport. Ma lo faceva senza mai oltrepassare i limiti.

L’intervista completa è sul numero di Giugno di Uomo&Manager: scaricala qui!

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