Manageritalia: a Milano un punto sul futuro

Quasi 400 delegati hanno presenziato al congresso milanese di Manageritalia, in cui si è parlato di come l’Italia debba porsi di fronte ad un mondo in continua evoluzione, per fare impresa, di avanzare verso una vera società e economia digitale.

“Siamo 45esimi nella classifica mondiale (15esimi in quella europea) della facilità di fare impresa (Doing Business 2016), 25esimi tra i 28 stati membri dell’Europa nell’indice dell’economia e della società digitali della Commissione europea. Dobbiamo riformare il Paese, ma quello che stiamo facendo è troppo poco, troppo lento e troppo poco inclusivo e equo. Ma, a fronte dei rapidi, continui e incontrovertibili mutamenti in atto a livello mondiale, ci riprenderemo solo cambiando davvero e tanto tutti. Soprattutto cambiando mentalità e velocizzando il nostro agire sociale ed economico” così Guido Carella, presidente di Manageritalia, ha aperto il congresso di Milano.

Gli imprenditori si stanno rimboccando le maniche, le nostre menti sono al lavoro per produrre innovazioni. Ma come si pone chi ci governa di fronte allo sforzo sovrumano che tutti noi stiamo facendo? Secondo Carella la risposta è semplice. “La politica  sta affrontando alcune riforme, ma sono poche e spesso solo abbozzate o fatte a metà. Così è per il Jobs Act, che ha cambiato alcune regole del lavoro, ma poco o nulla ha fatto per creare delle politiche attive capaci di supportare i cambiamenti imposti dal mercato e dalle nuove norme. Anche la Legge di Stabilità non imprime una svolta, taglia le tasse, ma le finanzia in deficit e non come dovrebbe aggredendo la spesa improduttiva. È solo abbozzato, nei sottotitoli del provvedimento governativo, un disegno volto a darci crescita, lavoro, investimenti, meno disagio, più merito. Serve un processo riformatore più rapido e incisivo, basato sui valori della legalità e dell’efficienza, che sappia restituire all’Italia maggiore competitività, arginando sensibilmente la corruzione, la criminalità e l’evasione”.

Le frasi conclusive di Carella sono poi emblematiche ed estremamente pratiche. “Se vogliamo giocare al rialzo e non al ribasso, dobbiamo ‘premiare’ chi merita ed è più produttivo e non punirlo continuamente con tasse, balzelli e un cronico contrasto al merito e al guadagno lecito. Perché solo questi possono guidare un vero sviluppo capace di portare benessere e opportunità di crescita per tutti. La società, tutti noi, dobbiamo pretendere che prevalgano merito, legalità, equità. Dobbiamo agire noi stessi e chiedere a tutti gli altri cambiamenti rapidi, incisivi e equi. Questo è anche il ruolo delle parti sociali, di sindacati rinnovati e innovatori dei quali abbiamo assoluto bisogno per andare oltre”.

 

 

 

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