Mario Savo: “I numeri non sbagliano mai”

Performance analyst, una figura professionale che sempre più si sta facendo largo nel mondo dello sport e del calcio in particolare. Analizzare i numeri per comprendere le potenzialità proprie e dell’avversario, oggi è determinante per qualsiasi impresa, ivi comprese quelle legate al business dello sport. Mario Savo è un professionista del settore che da anni lavora in questo mondo, collaborando con prestigiose società calcistiche.

Da sempre interessato ai numeri, all’economia delle informazioni nelle organizzazioni di impresa e grande studioso di tattica calcistica, Mario Savo è l’unico membro italiano dell’ISPAS (International Society of Performance Analysis of Sport), fondata e coordinata dal luminare britannico della Performance Analysis sportiva, Prof. Mark Hughes. Nel Luglio 2016 vince il Players’ Player Award, il Premio dei Performance Analysts, conferito dal Manchester City di Pep Guardiola all’interno dell’HackMCFC, il primo hackaton per analisti di performance del mondo del Calcio.  Noi lo abbiamo incontrato e ci siamo fatti spiegare come lavora e cosa fa questa affascinante figura professionale.

Nel calcio maschile si fa sempre più ricorso all’utilizzo di professionisti nell’ambito statistico. Quanto contano davvero i numeri nello sport?

I numeri non mentono mai, a patto che si sappiano scegliere quelli giusti, idonei alla rappresentazione del fenomeno di performance. Sta proprio in questo la capacità di un buon performance analyst, saper selezionare e “far parlare” i numeri giusti.

Cosa fa di preciso un performance analyst?

Un performance analyst è un membro dello staff tecnico (nel mio caso di un club calcistico) che sulla base di dati numerico-statistici e di dati di natura tattica esegue un’analisi quali-quantitativa (perciò oggettiva) della performance sportiva di una squadra (la propria o quella avversaria) o di un singolo atleta (della propria squadra o avversario), così da offrire al resto dello staff, al mister e ad altre professionalità (come medici sociali, fisioterapisti e direttori sportivi) delle informazioni accurate e su base scientifica, che li aiutino a prendere decisioni con maggior serenità e con probabilità di errore minori. Il fine ultimo è quello di migliorare continuamente la performance della squadra e, di conseguenza, i risultati sportivi.

Oggi che significa parlare con i numeri?

Significa avere delle forti basi analitiche, conoscenza profonda delle scienze matematiche, statistiche ma anche e soprattutto delle forti basi di tattica (dello sport nel quale si opera). Bisogna sicuramente essere tech oriented, perché si lavora continuamente con software e apparecchi tecnologici, ma poi di fondo bisogna avere anche una grande capacità di sintesi e doti comunicative importanti perché ad un allenatore non si può certo parlare in un linguaggio matematico: bisogna sapersi fa capire e tradurre in un linguaggio calcistico e accessibile ai tecnici ciò che i numeri ci hanno dimostrato.

Quali sono i corsi per accedere ad una professione come la sua?

Noi con l’AIAPC (Associazione Italiana Analisti di Performance Calcio) o Assoanalisti (www.assoanalisti.it), la prima associazione di categoria italiana dedicata alla rappresentanza e alla diffusione della disciplina, di cui sono Presidente, siamo partner del Corso Ufficiale della LongoMatch (Football Match Analyst – Longomatch Certification), azienda leader mondiale del mercato della Video Analisi sportiva. Il Corso si tiene su Milano e Roma, il prossimo è a Novembre, durerà 6 giorni (48 ore di lezione) e prevederà un esame finale al superamento del quale vi è l’iscrizione all’albo professionale dei Match Analyst tenuto dalla LongoMatch. Il Corso è a numero chiuso (max 30 posti) ed è organizzato dalla Scuola di Alta Formazione per il Calcio Elite Football Center, che opera in partnership con l’Università degli Studi di Parma ed è affiliata allo CSEN (Centro Sportivo Educativo Nazionale), ente di promozione sportiva riconosciuto dal CONI. Per maggiori info sul corso: http://www.elitefootballcenter.com/prodotto/longomatch-fast-track/.

Come si diventa un professionista nel suo campo?

Non vi è un percorso univoco, in quanto, come avrete intuito si tratta di una figura ibrida a metà tra un ricercatore scientifico e un tecnico-tattico sportivo. Generalmente le vie sono due: o si esce da un’università scientifica e poi si acquisiscono competenze tecnico tattiche oppure si percorre esattamente la strada inversa, parliamo di allenatori e preparatori atletici che decidono di specializzarsi nella performance analysis. Sicuramente la prima via è quella più semplice in quanto è difficile ad una certa età acquisire conoscenze matematiche e di analisi dati che solo un percorso universitario può darti, dopo che si è passata una vita ad allenare sul campo e a masticare solo calcio giocato.

È una professione in espansione o continua a rimanere una nicchia?

Nel calcio estero è un must. In Inghilterra è una figura che lavora ormai in pianta stabile anche con i bambini, nei settori giovanili dei club. In Italia c’è un mercato del lavoro ancora vergine, per questo le opportunità potenziali di inserimento sono molte. L’AIAPC avrà un ruolo fondamentale proprio nello stimolare questo mercato (i club, i dirigenti, gli allenatori), nel diffondere questa “cultura del dato” e nel far sì che nel tempo venga riservato sempre più spazio a questo ruolo, per permettere che tra 10-15  anni non vi sia più nessuna società italiana calcistica che non abbia in staff almeno un analista di performance.

Recentemente lei ha ottenuto un importante riconoscimento internazionale al Manchester City, che quest’anno è allenato da uno degli allenatori di calcio più vincenti di sempre, Pep Guardiola. Che differenze ha trovato tra la gestione di una società di calcio inglese e una italiana?

Vincendo il Players Player Award nell’HackMCFC del Manchester City ho provato sicuramente, oltre alla grande gioia di essere stato premiato con il mio team (composto da altri 2 ragazzi italiani) dai 70 analisti finalisti in gara (siamo partiti in 30.000 da tutto il mondo, e siamo stati ammessi il 70 alla fase finale a Manchester – solo 3 italiani), anche quella di potermi confrontare con una realtà tra le più competitive e sviluppate da questo punto di vista a livello planetario. Genericamente però la grande differenza tra la nostra concezione di performance analysis e la loro (a livello di mentalità di club) sta nel fatto che, mentre in Italia prediligiamo nettamente l’aspetto dell’analisi tattica qualitativa rispetto a quello dell’analisi dati numerica, in Inghilterra è esattamente il contrario. Io personalmente mi pongo concettualmente nel mezzo: penso che da un’interazione tra numeri e tattica possano venir fuori le cose migliori, modelli di analisi di performance altamente competitivi e customizzati in base alle esigenze del proprio club.

Calcio, business e manager: un legame inscindibile. Una squadra di calcio si gestisce davvero come una normale azienda oggi?

Assolutamente sì, deve essere gestita come un’azienda a tutti gli effetti, con la mole di fatturato e introiti che girano ormai intorno a questo mondo. Poi però bisognerebbe anche ricordare agli operatori del settore che il calcio sarà sempre un mercato diverso da quello di una comune azienda, un mercato nel quale l’aspetto romantico emozionale è tutto e governa il rapporto con la clientela (il tifoso).  Per questo il marketing ha e avrà sempre di più un ruolo fondamentale nel calcio. Perché il tifoso è il vero asset di una squadra di calcio, è la memoria storica, il passato, il presente e il futuro, è il cliente fidelizzato. Non si esagera se si afferma che una squadra di calcio è più un centro di culto quasi religioso che non una vera e propria azienda. I tifosi non sono forse fedeli?

Se immagina il futuro del calcio, quanto questo sarà influenzato da numeri e statistiche?

Sarà sempre più influenzato da numeri e statistiche ma, affinché tale mole infinita di dati sia utile ai club, bisogna dotare questi ultimi di figure professionali interne altamente preparate e idonee a saper manipolare i dati per ricavarne informazioni utili e, specificamente indirizzate a soddisfare il fabbisogno informatico del club con una certezza di fondo: il calcio non sarà mai una scienza esatta.  Si potrà prevedere con un alto tasso di probabilità l’esito di un fenomeno di performance, ma non si arriverà mai ad un grado di certezza totale. Per questo resta e resterà il gioco più bello del mondo.

 

Tratto da Uomo&Manager di Novembre 2016

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