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Massimiliano Margarone: “Vi presento Ta.Bi, il tavolo del futuro”

Experience, parola chiave del nostro tempo. La si ricerca in tutto ed il motivo è semplice: la gente ha bisogno di essere coinvolta, prima ancora che convinta. E ciò vale soprattutto nel mondo del business, dove innovare significa progredire, crescere e progredire. Ed in SPX LAB questo lo sanno molto bene. A guidare questa azienda made in Italy, fondata a Genova nel 2010 come start up e oggi divenuta florida azienda, fondata con la socia Alessandra Giorgi, Chief Technical Officer, c’è Massimiliano Margarone, CEO di una realtà interessante, che recentemente ha presentato un prodotto che, siamo certi, rivoluzionerà il modo di concepire il concetto stesso di “mostrare”.


SPX LAB ha presentato nei mesi scorsi Ta.Bi, un tavolo che sfrutta la tecnologia digitale per rendere autentica la conoscenza di un prodotto, dando la possibilità a chi lo osserva di conoscerne ad esempio la storia, i processi di lavorazione, di sentire perfino gli odori. Sì, avete capito bene. Per scoprire questo incredibile strumento tecnologico, abbiamo intervistato proprio Massimiliano Margarone, il quale ci ha svelato i segreti alla base di Ta.Bi e gli sviluppi che ne possono derivare.

Cosa fa la SPX LAB?

SPX LAB è un laboratorio di soluzioni digitali dove lavorano 20 persone tra designer, sviluppatori,comunicatori per realizzare prodotti e servizi software e web. Quando abbiamo cominciato, con Alessandra Giorgi, mia socia, ci siamo soprattutto dedicati a progetti di sviluppo software e di ICT, ricavandoci una fetta di mercato interessante, soprattutto nell’editoria scolastica digitale, un settore che evolve velocissimo. Abbiamo sviluppato applicazioni per i principali editori, tra cui Zanichelli, che oggi è un nostro importante cliente. Ma da subito abbiamo capito che dovevamo distinguerci, proponendo dell’esperienze di  consumo e di utilizzo dei nostri prodotti lontano da qualsiasi cosa fossero abituati a vedere i nostri interlocutori. Per questo abbiamo colto le opportunità che ci sono venute dai settori retail, sviluppando applicazioni di impatto per Estée Lauder, Baldi Florence, Hempel Yacht e altri importanti brand.

Puntate molto sulla personalizzazione dei vostri prodotti: in che modo?

Il nostro slogan è “we design your next experience”. Cosa c’è di più personale di fare provare una emozione? Lo sviluppo delle nostre applicazioni infatti è ritagliato e personalizzato sulle persone che le utilizzeranno e gli obiettivi del cliente, mentre il  design esterno si progetta rispettando lo stile del prodotto. I nostri designer lavorano per comunicare l’identità di un marchio, i valori specifici in tutt’uno con il sistema digitale che hanno progettato gli sviluppatori. La personalizzazione è un nostro punto di forza, il che richiede molto più impegno di una produzione in serie, soprattutto in termini di aggiornamento professionale e metodologie di produzione, ma è quello che ci interessa saper fare sempre meglio.

Oggi l’experience di acquisto è fondamentale: come contribuite a creare emozioni con i vostri prodotti?

Sappiamo perfettamente che l’acquisto è una esperienza complessa. Prima era legato principalmente al bisogno. Oggi non ci interessa acquistare quello yogurt, ma la cultura del vivere sano, in forma, mangiando naturale, veicolata da quel marchio attraverso quel prodotto. Vale per la tecnologia, la moda… Il consumatore vuole essere attore, dire che c’è ed è consapevole della scelta che sta facendo. Ecco, noi andiamo oltre, e con l’uso del digitale lo rendiamo non solo consapevole, non solo al centro dell’esperienza di acquisto, ma gli facciamo vedere il prodotto come non l’ha mai visto, anticipando le sue richieste. Il 21 marzo SPX LAB sarà ad Arese a Smart Retail Now proprio per parlare di esperienze di acquisto e di come stiano evolvendo verso forme sempre più precise di condivisione con il mondo a cui il cliente già appartiene.

Quali sono le realtà che oggi hanno più bisogno di suscitare emozioni?

Tutte in realtà. Saper suscitare emozione è il motivo per cui ci ricordiamo di un determinato evento, viso, fatto accaduto o pubblicità. Il marketing che parla al cuore è l’unico che funziona sempre.

Cosa vi chiedono oggi i vostri clienti?

In un mondo ricco di beni dove la domanda non aumenta, i clienti ci chiedono applicazioni che possano stupire e attirare. Noi offriamo tecnologia bella e utile, di altissima qualità – in giro ci sono troppi sistemi inusabili o instabili – che otteniamo con etica, metodo e conoscenza. Questo ci rende più cari e più lenti, ma noi siamo “slow-technology”!

Recentemente abbiamo assistito alle straordinarie potenzialità del tavolo Ta.bi Ci può spiegare cos’è e come funziona?

Ta.Bi, acronimo di Tangible Bit,  è la nostra superficie interattiva che riconosce al tatto uno o più oggetti e accompagna l’utente a conoscere quell’oggetto,  immergendosi in grandi immagini, informazioni visive, testi, video che appaiono sullo schermo e si integrano perfettamente con il prodotto appoggiato, creando così un continuo e un dialogo tra reale e virtuale. È il prodotto stesso, appoggiandolo e ruotandolo, che racconta tutto di sé.

Quali possono essere le applicazioni per questo strumento?

Infinite: noi l’abbiamo utilizzato con Auleum, l’olio d’oro, i prodotti Estée Lauder, i profumi di Baldi Florence. Adesso stiamo progettando Ta.Bi per rendere possibile un nuovo concetto di “wine experience”. È un tavolo quasi magico, nella sua doppia funzione di espositore e strumento di esplorazione che permette di inventarsi modi di interagire e di offrire all’utente nuove opportunità di conoscenza.

Puntate con decisione al settore del luxury o pensate di renderlo un accessorio “democratico”?

Ta.bi non è un prodotto di lusso, ma esalta il lusso. È evidente che potrebbe essere adatto per qualsiasi prodotto abbia una storia da raccontare. Mantenendo elevati livelli di qualità ed estetica!

Innovazione è la parola chiave di questo momento storico?

Innovazione è la chiave di volta nel mercato globalizzato, dove vince chi riesce a realizzare idee che affrontano questioni o gusti nuovi. Non è innovazione però fare una nuova app, o inventare un gusto di gelato… è innovazione quando ha un effetto dirompente. Lo dico in veste di rappresentante dell’ingegneria dell’informazione ed ex ricercatore: sono molto poche le novità che stravolgono lo stato dell’arte, è bene ricordarlo per rendere efficaci gli investimenti in termini di competitività. Le novità sono comunque importanti se portano valore: noi siamo ottimi produttori di novità!

Secondo Lei è più forte la voglia di crescere o la paura di fallire negli imprenditori di oggi?

Non credo che sia più alta la paura di fallire della voglia di crescere, neppure in un clima di pessimismo e obiettive difficoltà. La paura di fare impresa nasce soprattutto da una scuola italiana che non prepara a diventare imprenditori, dalla mancanza di una vision a lungo termine e certo! anche dall’instabilità economica.

Tuttavia sono elementi che non devono spaventare, sono sempre esistiti. Forse abbiamo dato per scontato che esista una mitica “stabilità” passata… Il lavoro dell’imprenditore è di prosperare, soprattutto tra le difficoltà, trovare opportunità e nicchie in cui inserirsi.

Quali sono i progetti che succederanno a Ta.Bi?

Stiamo lavorando in R&D su una linea di mobili interattivi, superfici touch, tavoli high tech, specchi digitali che si distingueranno per un design elegante e la geniale capacità di diventare strumenti da tutti i giorni di cui non potremo fare a meno.

Questo è oggi per noi la massima espressione della nostra “We design your next experience”.

Tratto da Uomo&Manager di Marzo 2017

 

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