Mirko Poggi: “Lenovo punta sempre alla leadership”

Mirko Poggi, CEO di Lenovo Italia

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Alzi la mano chi conosceva il brand Lenovo nel 2005, quando iniziò l’ascesa. Alzi la mano chi non lo conosce oggi. Una crescita incredibile, una scalata al mercato degna di una grandissima realtà imprenditoriale. Lenovo ha saputo dare a tutti una lezione su come si diventa grandi, anzi immensi, attraverso strategie precise, management competente e idee ambiziose.

L’acquisto della divisione PC di IBM è stato il primo passo verso la vetta, ma poi una serie di iniziative di grande spessore, come l’acquisizione di Motorola, hanno portato Lenovo ad essere oggi un punto di riferimento per il mondo dei PC, degli smartphone e dei tablet. Un’impresa clamorosa e al tempo stesso esaltante. Ma dietro questa incredibile esplosione, ci sono manager di straordinaria bravura che hanno saputo interpretare le esigenze di un mercato complicato, scegliendo le proprie strategie. Noi siamo andati ad intervistare uno di questi. Mirko Poggi, infatti, è l’amministratore delegato di Lenovo in Italia. A lui abbiamo chiesto i motivi dell’ascesa di Lenovo e delle prospettive per il futuro.

Lenovo è diventato in breve un punto di riferimento dell’informatica. Come è stato possibile in così poco tempo?

Siamo diventati un punto di riferimento quasi fin dall’inizio della nostra storia, iniziata nel 2005 con l’acquisto della divisione PC di IBM, che con il suo inimitabile ThinkPad aveva già fatto la storia del personal computer e in particolare del notebook aziendale più affidabile al mondo. Fino al 2004 l’azienda esisteva solo in Cina e si chiamava Legend, aveva un mercato “solo” locale – anche se quello cinese è enorme e offre delle economie di scala evidenti. È proprio con questa importante acquisizione che di fatto è nata la società globale che siamo oggi: Le-novo sta per “nuova Legend”. Da punto di riferimento per il mercato informatico professionale, nel 2005, a n.1 nel mercato globale dei PC, oggi, la strada è stata relativamente breve, ma non priva di sfide.

Quali sono state le mosse strategiche?

Anzitutto, la focalizzazione: Lenovo ha saputo sfruttare le proprie economie di scala in primis sui mercati asiatici e, controllando tutta la catena produttiva dei computer, diventare il maggiore produttore di PC su scala globale, mantenendo intatte le risorse di ricerca e sviluppo proprie e quelle della parte ex-IBM, anzi rafforzandole ulteriormente. Inoltre, da qualche anno abbiamo reso più semplice ed evidente la nostra strategia con il motto “protect and attack”, difendi e attacca. Ciò vuol dire che proteggiamo i mercati geografici (es. Cina) e i prodotti (es. PC aziendali) in cui siamo già forti, ma senza mai abbassare la guardia; e concentriamo le forze e gli investimenti sui mercati e i prodotti su cui dobbiamo e vogliamo ancora crescere.

Il mondo della tecnologia continua ad essere in ascesa?

Molti avevano da tempo decretato la morte dei PC, perché dopo anni di ascesa questo mercato sembrava essersi fermato o addirittura arretrato. Non è così, e si tratta pur sempre di un mercato che vale 200 miliardi di dollari nel mondo, e Lenovo, come ha già dimostrato di saper fare, ha tutta l’intenzione di prendersene una fetta sempre più ampia. Del resto noi pensiamo che il PC ha solo cambiato fattore di forma e che, se non di PC strettamente, di “PC+” si tratta anche quando oggi parliamo di tablet, smartphone, server e storage. Non per niente puntiamo alla leadership in tutta la gamma del PC+, dagli smartphone ai server.

Il mercato, ora globale, come ha cambiato il mondo dell’imprenditoria rispetto al passato?

Per riuscire nel mercato globale come imprenditori bisogna avere le idee giuste ma soprattutto averle chiare, e saper semplificare i propri obiettivi perché tutti li comprendano e “remino” insieme nella giusta direzione. E bisogna anche saper riconoscere le differenze delle diverse culture e dei diversi mercati e saperli trattare con un management locale. Questo è quanto Lenovo ha saputo fare al meglio, dando origine a una vera società degli anni 2000 con grande ricchezza di culture al suo interno, per essere locali e globali al tempo stesso. Nel nostro Consilgio esecutivo globale siedono 11 top manager di 6 nazionalità diverse; tra i primi 100 executive di Lenovo ci sono ben 17 nazionalità diverse. Un esempio? Il CEO (Chief Executive Officer) è cinese, Yang Yuanqing, ma il COO (Chief Operating Officer) è un italiano, Gianfranco Lanci; e il n.3, il capo della regione EMEA (Europa, Medio Oriente e Africa) di cui anche l’Italia fa parte, è francese, Aymar de Lenquesaing. Su scala più piccola, l’imprenditore di oggi non può più fare a meno della tecnologia, per allargare il proprio bacino potenziale di utenti e clienti anche oltre confine. È quella lungimiranza che purtroppo a volte manca in Italia, insieme alle economie di scala – che però potrebbero venire di coseguenza.

L’intervista esclusiva completa potrete trovarla sul numero di Agosto-Settembre di Uomo&Manager!

 

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