Ogni storia ha il suo valore

Sempre più spesso mi trovo a contastare come i manager moderni non abbiano voglia di rimanere nascosti nel proprio guscio, autoconsacrandosi e autocelebrandosi per i propri successi professionali. Il mio lavoro mi offre la possibilità di confrontarmi quotidianamente con professionisti che gestiscono aziende di prestigio e danno lavoro a centinaia di migliaia di persone e ultimamente sono rimasto stupito di come questi abbiano il continuo desiderio di raccontarsi e raccontare come sono riusciti a costruire le proprie personalissime storie.

Di frequente sono racconti in cui esaltano le proprie abilità, altre sono semplici resoconti di percorsi professionali normali. Ma quel che conta è che sono comunque le loro storie, esposte senza fronzoli e con grande lucidità. Siamo reduci da un’estate in cui abbiamo trascorso parecchio del nostro tempo ad osservare attraverso i social network, la quotidianità di grandi manager ed imprenditori, ad invidiarli e ad emularli, sperando un giorno di poter arrivare a certi livelli. Abbiamo seguito le splendide vacanze di Gianluca Vacchi, autentico mattatore di Instagram, quelle romantiche di Lapo Elkann, quelle lavorative dei grandi manager del calcio. Tutto in rigorosa diretta.

C’era un tempo in cui la propria privacy era sacra ed inviolabile e ottenere una foto di un Vip, o nel nostro microcosmo, di un grande imprenditore era impresa degna dei grandi paparazzi: oggi tutto è cambiato, sono loro stessi a spiattellarci in faccia le proprie esperienze, le avventure quotidiane e le conquiste attraverso i social network, mostrandoci di fatto le proprie vite, senza tralasciare nulla. Sappiamo perfino quali sono i piatti preferiti dei Vip…

Se qualcuno non se ne fosse ancora accorto, siamo di fronte alla nascita di un nuovo linguaggio, di un nuovo modo di raccontarsi e di parlare. Un’immagine dice più di mille parole ed è vero. Fortunatamente, però, noi abbiamo modo di andare un po’ più nel profondo, andando a svelare aneddoti di persone che hanno voglia di raccontarsi davvero e di aiutare attraverso le loro storie, anche tutti gli altri. Mi ricordo di un tempo in cui raccontarsi non era particolarmente gradito ai manager: ma tutto è cambiato e nell’era dei social non ci trovo nulla di sbagliato. Non è solo un discorso di vanità, ma di ritrovata semplicità e di giustificato desiderio di veder riconosciuti i propri meriti. E anche di rendere noto a chi rimane un po’ indietro che la possibilità di farsi strada c’è e va perseguita, a patto di mettere in campo tutta la propria grinta, lo spirito di sacrificio ed ovviamente la competenza necessaria, senza la quale, non bisogna dimenticarlo, raggiungere traguardi importanti non è assolutamente possibile.

Inoltre, trovo che sia davvero fantastico scoprire che sono tutt’altro che dei superman invincibili, che anche loro hanno delle debolezze, così come ogni essere umano, e non hanno problemi a manifestarle. Mi piace dialogare con i manager moderni proprio perché, forse anche grazie ai social, sembrano sparite certe barriere e appare evidente come da ambo le parti si parli un linguaggio decisamente più universale rispetto al passato. Credo che questo sia un chiaro segnale di come si stia comprendendo l’importanza della comunicazione ai giorni nostri. Se non ci si mostra, se non si esprime il proprio punto di vista, si rischia di restare fuori da un mondo in cui la propria immagine ha sempre più un grande valore.

 

Tratto da Uomo&Manager di Settembre 2016

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