Il lavoro si inventa!

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La nuova occupazione degli italiani, o di buona parte di questi è cercare lavoro. A prescindere se lo si cerchi per cambiarlo, per aggiungerne un secondo (o un terzo) o perché si è disoccupati. Se si ponesse la fatidica domanda “Sei soddisfatto della tua condizione lavorativa?”, in questo momento sarebbero in pochi a rispondere in modo affermativo. È l’Italia di oggi, quella attraversata da una crisi-ciclone che sembra non avere fine.

Provano a rassicurarci dai vari Palazzi del potere, ma al di là delle parole sono i fatti concreti che mancano. Il mese scorso, in questa rubrica, ci siamo complimentati per l’iniziativa Italia Startup Visa, ma di queste azioni propositive ce ne vorrebbero a centinaia. La gente non arriva a fine mese, il potere d’acquisto delle famiglie, e dei single persino, è calato in maniera spropositata e non c’è più una proporzione giusta fra ciò che si guadagna e quanto si dovrebbe spendere per vivere dignitosamente. Persino il Papa, nelle scorse settimane ha sottolineato l’importanza morale per gli uomini di avere un lavoro che possa permettergli di affrontare la vita in modo decoroso. La congiuntura economica: questo è il problema. Nessuno assume, nessuno offre garanzie, al massimo ti propongono la possibilità di guadagnare a provvigione su vendite di prodotti e servizi spesso non indispensabili, che in un momento come questo non possono essere acquistati. Ed ecco allora che si presenta il problema del famoso “cane che si morde la coda”: le aziende non investono, i soldi non girano, la disoccupazione aumenta perché non ci sono datori di lavoro in grado di assumere personale e che anzi sempre più spesso sono costretti a chiudere i battenti, anche per mancanza di forza lavoro, che non si possono permettere, poiché privi di disponibilità economica. Un vortice di negatività attraversa la nostra economia nazionale. Fortunatamente c’è chi non si arrende. Ragazzi, soprattutto, giovani che sfruttando i sacrifici di una vita dei genitori, grazie ai quali sono riusciti ad ottenere una laurea, hanno spalancato le proprie vedute e sono riusciti ad intravedere la luce oltre il buio. Penso alle tante startup che si sono fatte largo, composte da professionisti che sanno il fatto proprio, ma soprattutto che non si sono mai fermati, lavorando giorno e notte, sette giorni su sette. Lavoratori veri, che mi piace paragonare a quelli che nel secondo dopoguerra si sono tirati su le maniche e hanno rimesso in piedi un Paese disastrato. Ma penso anche a chi in questo momento non si limita ad attendere una chiamata… Ammiro coloro che si sono inventati di sana pianta un lavoro, un’azienda che non c’era, servizi di cui noi tutti non sapevamo nemmeno di aver bisogno e che invece ci hanno offerto opportunità. Ne parliamo ogni mese su questa rivista: gente che non si è arresa di fronte al primo “no”, gente che ha lottato per imporre la propria idea. Ed è forse questa l’unica via in questo momento per riuscire ad emergere e a… sopravvivere. In molti hanno sperato per troppo tempo che la situazione potesse migliorare in tempi brevi: ora questi versano in situazioni critiche. La storia ci ha insegnato che coloro che nella vita hanno successo sono quelli che riescono ad andare oltre le convenzioni, inventandosi il presente ed il futuro. E questo, paradossalmente, è il periodo ideale per far esplodere letteralmente le proprie idee. Anche quelle più bislacche, possono in realtà tramutarsi in geniali e non è insolito scoprire che un progetto che ai più poteva sembrare poco “ortodosso”, ora possa trovare terreno fertile per svilupparsi e divenire quel… qualcosa che mancava.

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