Spazio al talento

Purtroppo la situazione nel nostro Paese, dal punto di vista della disoccupazione, è davvero drammatica. Eppure, c’è un’Italia che le prova tutte per ripartire, per ricominciare a respirare aria pura e limpida. Un’Italia fatta di imprenditori che a cedere non ci stanno, ma anche di professionisti, capaci e competenti, che hanno voglia di mettere in campo tutta la propria passione per il lavoro, per ottenere risultati apprezzabili e soddisfazioni, personali e di gruppo. Ma a queste eccellenze viene davvero data l’opportunità di dimostrare il proprio valore? Il fenomeno della cosiddetta “fuga di cervelli” all’estero avrebbe dovuto farci capire qualcosa.

Per ricominciare non si può mettere in mano il bastone del potere a coloro che già hanno fallito, ma offrire loro l’opportunità di ripartire seguendo chi ha idee innovative. Correggere ciò che è risultato sbagliato, potrebbe non bastare, occorre fare un salto di qualità. Immaginiamo per un attimo cosa sarebbe successo se l’America non avesse dato credito e fornito opportunità di sviluppo a quegli scapestrati della Silicon Valley negli anni ’70… Se gli USA sono riusciti a ripartire dopo la crisi degli anni scorsi, molto lo deve ad aziende partite da quella sorta di incubatrice di sogni, oggi divenuti realtà clamorose, con fatturati pazzeschi e milioni di posti di lavoro offerti. E se, in questo momento storico, si regalasse al genio italiano questa opportunità? D’accordo, i fondi a disposizione, purtroppo, non sono moltissimi, ma a mio giudizio possono bastare.

La verità è che in Italia in questo periodo non è facile fare impresa: troppa burocrazia, un sistema fiscale che non incentiva né incoraggia, ma soprattutto mi sembra che manchi la volontà di mettere da parte certe convenzioni e dar spazio al talento, quello puro, quello che potrebbe fornire un impulso tutto nuovo alla nostra economia. Quanto vale il talento oggi? Più di un cognome, di una tradizione, di un voto. Certamente sì. Ovviamente il talento da solo non basta, lo dimostra la storia, ci vogliono altre caratteristiche che una recente ricerca realizzata da ManpowerGroup ha messo in evidenza: problem solving (capacità di risoluzione dei problemi finalizzata ad uno specifico obiettivo), orientamento al risultato, visione d’insieme e leadership. Ma è comunque determinante. Avere un talento puro nel proprio team è paragonabile ad avere un numero 10 di valore in una squadra di calcio: genio e sregolatezza, ma anche luce pura quando si accende. Con un’invenzione ti risolvono la situazione, ti fanno strabuzzare gli occhi. E la cosa bella è che lo fanno con una semplicità estrema, quasi naturale, da farti pensare: come mai non ci ho pensato io? Ti mettono in difficoltà, qualche volta vanno difesi, ma alla fine sono loro che ti fanno fare il salto di qualità. Quel salto di qualità di cui parlavo prima e di cui questo Paese ha così bisogno.

Largo al talento dunque, quello autentico. E largo anche a chi sa riconoscerlo e valorizzarlo. Fossilizzarsi su ciò che già ci ha portato a fondo, non servirà a risalire la china. Occorrono forze nuove, diverse, ambiziose e competenti. A loro vanno affidate le chiavi del nostro domani. E tutti gli altri? Alle volte bisogna imparare a seguire, prima di poter guidare.

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