Start up: bene, ma si può fare di più!

Si è appena concluso un anno positivo per l’ecosistema delle nuove imprese innovative italiane. L’Osservatorio Startup Hi-tech promosso dalla School of Management del Politecnico di Milano in collaborazione con Italia Startup (l’Associazione dell’ecosistema startup italiano) ha evidenziato che l’Italia investe sempre di più nelle start-up ad alta tecnologia.

Nel 2016 le istituzioni hanno stanziato 182 milioni di euro, con una crescita del 24% rispetto al 2015 e a questo dato vanno aggiunti i 35 milioni in arrivo dagli attori internazionali. A beneficiare dei finanziamenti nel corso del 2015 sono state 90 startup (furono 79 nel 2014) e tre quarti di queste è attiva nel comparto digitale a vari livelli (turismo, food, fashion). I finanziamenti ottenuti restano ancora distanti da quelli di Francia, Germania e (a parità di PIL) Spagna. E vale per la dimensione delle imprese, che vedono salire fatturato e addetti ma ancora faticano ad arrivare all’exit, la vendita o la quotazione che danno senso all’intero filiera.

Parigi, classificata tra gli hub più energici per le startup europee, la densità di sviluppatori nella popolazione sfiora la media di un developer ogni 100 abitanti: lo 0,61%, dietro solo alle più piccole Dublino (0,64%) e Stoccolma (0,65%). In Italia si fa notare il caso fortemente negativo di Roma con solo lo 0,05% di developer sull’intera popolazione della capitale. A livello geografico il Nord Italia continua a rappresentare il centro nevralgico dell’ecosistema delle startup italiano, sia in termini di finanziamenti ricevuti (con un’incidenza del 58%) sia di numerosità di aziende finanziate (sono il 65% del totale).

Basse retribuzioni e scarsa mobilità: il paradosso dell’Italia

Oltre agli stipendi bassi promessi agli sviluppatori in Italia, ad inficiare il rapporto tra valorizzazione di professionisti delle tech e crescita di un sistema fertile per l’innovazione, è la scarsa propensione alla mobilità degli stessi developer: solo il 30% ha cambiato lavoro nell’ultimo anno, nonostante le scarse gratificazioni professionali. A frenarli è la ristrettezza di opportunità all’interno della Penisola, intesa sia come ampiezza della community di sviluppatori sia come appetibilità delle offerte di lavoro che si profilano oltre alla propria occupazione.

Dalla finanza al biotech

Il digitale è il settore che attira più investimenti, il 70%, anche se costituisce una categoria molto ampia in cui rientrano startup finanziarie come i consulenti robot di Moneyfarm, che quest’anno ha raccolto 7 milioni di euro dal gigante delle assicurazioni Allianz; Talent Garden, il più grande network di coworking d’Europa per numero di sedi e la piattaforma di attrazioni turistiche Musement per prenotare esperienze di viaggio in tutto il mondo che hanno ottenuto rispettivamente  12 milioni di euro e 10 milioni di dollari. Alti investimenti anche per BeMyEye (6,5 milioni di euro), la Startup che mette a disposizione delle compagnie persone che hanno il compito di visitare sedi e punti vendita delle società e offrire poi ai clienti foto e report delle offerte e della merce a disposizione. Si conferma la crescita costante del settore life science, arrivato al 21% dei fondi investiti, con startup come Silk Biomaterials, che usa la seta per innovative protesi vascolari, o Rigenerand capaci di rastrellare oltre 7 milioni di euro; BioBeats che crea app per monitorare lo stato di salute e abbassare il livello di stress dei dipendenti ha avuto un round di investimento di 2,28 milioni da parte di tre venture: White Cloud Capital, Axa Strategic Ventures e IQ Capital. Tra gli investitori anche Will Smith. Tra le Startup romane si sono distinte quest’anno Qurami per la gestione delle code e Scooterino, app di ridesharing di scooter. Qurami è attualmente disponibile in oltre 300 strutture in tutta Italia, ha superato il milione di download e ottenuto un nuovo investimento di 590 mila euro da parte di Unicredit, LVenture Group e IAG. Con più di 12 mila iscritti, Scooterino ha chiuso un round seed di investimento di 500 mila euro partecipato da Lazio Innova e da un pool di investitori americani, e si prepara ad approdare anche in altre città quali Genova, Milano, Firenze e Napoli. La startup Soundreef che gestisce copyright e royalties per gli autori ha ottenuto nel corso del 2016 un investimento di 420 mila euro dal Club degli Investitori, tra cui anche Gigi D’Alessio, Fedez e Fabio Rovazzi. Tra le nuove proposte anche Smartphoners, l’app che premia chi guida in maniera responsabile, donando in cambio punti per la benzina. Semplice da utilizzare, l’app made in Italy, consente agli oltre 9mila utenti registrati di misurare i chilometri percorsi in automobile senza utilizzare lo smartphone, confrontare i traguardi raggiunti con gli altri membri della community ed accumulare i punti necessari per ottenere i premi messi in palio dagli sponsor dell’iniziativa e che comprendono anche buoni benzina fino a 1.500 euro.

Tratto da Uomo&Manager di Gennaio 2017

0 commenti

Lascia un Commento

Vuoi partecipare alla discussione?
Fornisci il tuo contributo!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *