La nostra immagine online conta: curiamola!

Editoriale

Nel vostro mestiere avrete certamente compreso, leggendo anche i nostri consigli su Uomo&Manager, l’importanza dell’immagine che offriamo di noi stessi. Non esiste una seconda occasione per fare buona prima impressione, dunque non possiamo sbagliare.

L’immagine di ciascuno di noi deve trasmettere la nostra serietà e professionalità e non deve far trasparire incertezze nei nostri interlocutori presenti e futuri. E non è permesso fingere, perché oggi il web è capace di sbugiardarci in un attimo. Chiunque di noi ha un suo profilo social che il più delle volte è pubblico e dunque accessibile a tutti, sul quale amiamo condividere le vicende della nostra vita, i successi così come gli insuccessi, i viaggi, le nostre angosce, i dubbi, le riflessioni e molto altro ancora.

La domanda che dobbiamo porci è: siamo in grado di trasmettere la medesima immagine di noi stessi attraverso il web, allo stesso modo in cui lo facciamo nella nostra vita offline? Ovvero: siamo certi di apparire realmente noi stessi, di fronte ai nostri interlocutori o al nostro pubblico di followers?

In molti scelgono di avere un profilo privato ed uno pubblico, spesso gestito da professionisti del settore, per garantirsi la possibilità di manenere divise le sfere professionali e non, in modo da non dover giustificare scelte di stile o prerogative di vita che potrebbero essere considerate ambigue o discutibili. Vi è mai capitato di dover fare affari con aziende o professionisti che non conoscete direttamente? Una volta, si sguinzagliavano i collaboratori alla ricerca di informazioni, prima di un affare, oggi è sufficiente aprire i profili social o i siti web per comprendere al meglio con chi abbiamo a che fare. Certo, non siamo in grado di analizzare i libri contabili o cose simili, ma spesso ci sono d’aiuto i commenti dei followers, le condivisioni, i forum che si aprono a fronte di un post…

Comprenderete da soli come l’immagine online, oggi rivesta un’importanza determinante per chi fa business. Ma cosa fare per apparire “veri” sia on che offline? La sincerità è alla base di tutto e dunque cercare di essere coerenti nella vostra vita social rispetto a come vi piace apparire fuori dal web. Il mondo di internet non perdona e non bisogna dimenticare che difficilmente una foto o una riflessione postata possono essere cancellate.

È un po’ quello che avviene con i giornali: una volta pubblicati e distribuiti non c’è modo di cancellarne la memoria, finiscono in archivio.
Non c’è nulla di male ad esprimere un’opinione su Facebook o su Twitter, ma tenete in considerazione che questa potrebbe essere letta da un vostro cliente, un vostro fornitore, un vostro dipendente o capo. Alcuni si rivolgono, come detto, a professionisti del settore per gestire i propri profili social o aziendali: specialisti in grado di mostrare sempre il meglio di ciò che siamo o ciò che facciamo. Una scelta come tante, rispettabile ma che personalmente non condivido. Io preferisco sempre l’onestà e la coerenza: nessuno vi giudicherà male se in vacanza indossate un bermuda piuttosto che un pantalone lungo, mentre sicuramente qualcuno avrà da ridire se, lamentandovi dei vostri problemi economici vi mostrerete su Instagram, a bordo di una fuoriserie sulle strade della Costa Azzurra. Peggio ancora se la vostra immagine di manager e professionisti seri, venisse scalfita da fotografie che vi ritraggono in pessimo stato dopo aver alzato un po’ il gomito con gli amici.

Questi sono i “pericoli” del web di oggi quando si è nel mondo del business… In buona sostanza, però, se la vostra vita social è senza macchia così come quella reale, non c’è alcun bisogno di nasconderla, anzi…

Internet ed i social network ci consentono oggi di essere degli “influencer di noi stessi e delle nostre aziende”, ovvero ci garantiscono la possibilità di mostrare le nostre qualità anche fuori dall’ambito più consueto della quotidianità dei cinque giorni lavorativi. Sta a noi cercare di sfruttare questa opportinità creandoci una reputazione online che non smentisca quanto di buono ci costruiamo nella vita offline.

 

Tratto da Uomo&Manager di Settembre 2017

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