8 azioni per trasformare una passione in un business

Angelo Deiana -Uomo&Manager Settembre 2017

Siamo, dunque tutti d’accordo: l’unico modo per “surfare” sull’onda di tutte le crisi è quella di ripetersi ossessivamente una frase semplice ma di grande importanza: qualunque cosa accada siamo noi lo start up di noi stessi

E questo vale anche per coloro che hanno un’idea di business e che vogliono trasformare queste idee o le loro passioni in un’attività imprenditoriale. D’altra parte, la scelta di intraprendere un’attività di impresa apre una vasta gamma di opportunità. Su questa strada molti di noi si fermano presto perché non è affatto semplice districarsi, soprattutto nel nostro Paese, in un mondo nel quale ogni settore ha delle regole specifiche (e spesso complicate) da conoscere.

Crediamo sia chiaro ormai: il primo passo da fare è quello di inquadrare correttamente quale attività intendiamo intraprendere perché l’aspirante professionista/imprenditore che è in voi dovrà affrontare una serie di incombenze formali e burocratiche presso i vari uffici pubblici, Comune, ASL, Camera di Commercio, INAIL, eccetera. Proviamo a vedere insieme allora alcune delle prime cose da fare:

Azione numero 1 – Controllare i propri requisiti personali. È un momento fondamentale perché se andrete ad operare in un settore non alimentare i requisiti personali non avranno grande importanza. Al contrario, se svilupperete la vostra attività nel settore alimentare, dovrete ottenere un’apposita idoneità professionale come aver prestato servizio in modo dimostrabile entro gli ultimi 5 anni presso aziende del settore alimentare o di somministrazione; ovvero aver superato con esito positivo specifici corsi regionali. Ergo, controllate prima di tutto chi siete in relazione a cosa volete fare. E, mi raccomando, ricordatevi delle banche e della Centrale Rischi. La finanza è tutto nella vita…

Azione numero 2 – Trovare un buon commercialista/tributarista. È un passaggio vitale per la riuscita dell’impresa, un approccio equivalente ad avere un buon medico di famiglia che ti segue, passo dopo passo, per tanti anni. È il compagno di strada, il Virgilio che ci accompagna nel mondo che verrà, che viene a conoscenza di ogni tuo problema, una persona alla quale si confidano le proprie esigenze ed i problemi che ne derivano, che stabilisce insieme a noi un piano di crescita, e monitora nel tempo la nostra situazione fiscale.

Azione numero 3 – Decidere la forma societaria con cui si vuole operare. In altri termini, è importante capire fin da subito se si vuole aprire da soli come ditta individuale, oppure con una o più persone in forma societaria. Una decisione fondamentale perché scegliere la forma societaria giusta è fondamentale per il tipo di business che si vuole sviluppare. Senza dimenticare che la forma societaria influenza, nelle fasi successive della vita dell’impresa, la situazione personale di ciascuno di voi e di ogni altro socio.

Azione numero 4 – Aprire la propria partita IVA solo dopo aver scelto l’attività di intraprendere. In estrema sintesi: bisogna avere ben chiaro che l’apertura di una partita IVA comporta in automatico l’adempimento di altre successive iscrizioni (Camera di Commercio, Registro delle Imprese, INPS, INAIL). In questa fase, dovete anche decidere in che regime fiscale collocarvi: e ricordate con attenzione che la scelta non è così facile perché, nell’intraprendere un’attività imprenditoriale, la scelta fiscale si basa su un sottile equilibrio di costi e ricavi. Per cui, ancora una volta, vale la pena di consultarsi con un professionista perché certamente è in grado di valutare meglio il tipo di attività, l’ampiezza dei locali in cui si opera, il numero di persone impiegate, la mole di lavoro prevista o perlomeno attesa, e scegliere con oculatezza il regime fiscale più idoneo. Senza dimenticare che, per fare molte di queste iscrizioni, è necessario dotarsi di una firma elettronica e compilare il modello SCIA (segnalazione certificata inizio attività) dove non basta l’autocertificazione, ma ci vuole l’asseverazione di un tecnico che certifichi di aver controllato che tutte le cose siano state messe in regola, ossia che siano stati rispettati i controlli (sanitari, vigili del fuoco, impatto acustico, messa a norma dell’impianto elettrico.

Azione numero 5 – Non scegliere la propria attività e la relativa compagine sociale solo su base emotiva. Tenetelo bene a mente: è fondamentale non scegliere un’attività solo in base alle cose che nel passato avreste sempre voluto fare. Non dimenticate che il mercato si evolve a ritmo vertiginoso e le logiche di cambiamento possono travolgere la vostra vecchia idea di business. E ricordate che, se avete bisogno di soci, questi devono essere scelti solo in base all’amicizia ma sulla base delle competenze. Un socio deve essere certamente una persona fidata e che all’occorrenza può sostituirci, ma soprattutto una persona che sia complementare a noi nello svolgimento degli attività e nel perseguimento degli obiettivi.

Azione numero 6 – Controllare attentamente il livello di concorrenza nel settore scelto. Vale la pena di ribadirlo: prima di aprire qualunque azienda si deve monitorare sia la concorrenza che il bacino di utenza in cui andremo ad operare. Vale per le piccole come per le grandi imprese: pensate al fatto che lo fanno anche le grandi catene commerciali che dispongono di uno staff preposto al controllo di prezzi ed offerte di aziende similari operanti sullo stesso campo.

Azione numero 7 – Non esagerare nelle spese nella fase di start up. Che vuol dire in concreto? Vuol dire, ad esempio, non sottoscrivere contratti di affitto troppo alti e di lungo periodo. Oppure non spendere troppo in prima battuta per gli arredi. Senza dimenticare che non bisogna prelevare fondi aziendali senza averlo prima programmato in modo temporalmente corretto, oppure fare ordinazioni di merce troppo grandi. Insomma bisogna avere la prudenza del “buon padre di famiglia”. Banale? Forse, ma sempre efficace…

Azione numero 8 – Verificare preventivamente tutte le opportunità/possibilità. Ancora una volta, è necessario verificare ossessivamente l’idea da realizzare o gli spunti per renderla più innovativa; le metodologie e gli strumenti per elaborare la fattibilità dell’idea stessa; gli strumenti per acquisire una formazione imprenditoriale adeguata; le informazioni su come ottenere contributi a fondo perduto, finanziamenti agevolati e altre agevolazioni; gli eventuali adempimenti burocratici necessari e le autorizzazioni richieste.

A cura di Angelo Deiana

 

Tratto da Uomo&Manager di Settembre 2017

 

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